L'anno dei robot: nel 2035 4 posti di lavoro su 10 a rischio in Italia

Un nuovo studio di PriceWaterhouseCoopers indica l'Italia tra i paesi che più risentiranno dell'avvento dell'automazione e dell'intelligenza artificiale. Uomini, giovani e persone con bassa formazione i più colpite dalla trasformazione tecnologica

Robotics & Multibody Mechanics. European Parliament

State tranquilli, ma ancora per poco. Se nel corto periodo i robot  e l'intelligenza artificiale non cancelleranno milioni di posti di lavoro, da qui a metà anni Trenta in Italia saranno a rischio 4 lavori su 10. Meno di un anno fa, nel maggio scorso, l'Ocse aveva stimato poco sotto il 10% l'impatto dei robot sull'occupazione del Belpaese, ora arriva uno studio della PwC, Price WaterhouseCooper che disegna un futuro ben più nero per il nostro mercato del lavoro. 

L'Italia subito dietro i paesi dell'Est Europa

Gli analisti della PwC, partendo da quegli stessi dati maneggiati dall'Ocse, li analizzano in forma distinta e soprattuto su tre passaggi temporali diversi: da qui ai primi anni Venti, la prima 'ondata' dell'automazione, quindi a metà anni Venti, la seconda ondata, e, infine, a metà anni Trenta, la terza. E sul lungo periodo i problemi per l'Italia sono ben maggiori di quanto rilevato dall'Osce: a metà anni Trenta, con il 39% dei posti di lavoro a rischio, siamo il quinto paese più colpito tra i 29 analizzati, giusto dietro a Slovacchia, Slovenia, Lituania e Repubblica Ceca. 

Come perdere il lavoro in tre fasi

Le tre fasi indicate da PwC rappresentano i tre sviluppi attesi nel mondo della robotica e dell'intelligenza artificiale. Nella prima le macchine svolgeranno l'automazione dei compiti più semplici, e l'Italia perderà un 4% della sua forza lavoro, nella seconda, con l'automazione di compiti più sofisticati, a rischio saranno il 23% dei posti di lavoro, e, infine, con la terza fase, in cui l'automazione non riguarderà solo i compiti di routine, ma anche le abilità manuali e la risoluzione dei problemi in tempo reale, l'Italia arriva a quel preoccupante 39%

I settori e i profili più colpiti

In Italia i settori più colpiti saranno quello manufatturiero, con il 55% dei posti di lavoro a rischio, quindi quello della costruzione, con il 44%, quello alimentare e della distribuzione e vendita, al 35%, quindi la salute, al 29% e l'educazione al 17%.

I profili più colpiti: uomini, giovani e persone con una bassa formazione. Solo il 16% di chi ha un alto livello educativo sarà a rischio, contro il 45% di chi ne ha uno basso ed il 43% di chi ha una formazione media. A soffrire sarà il 44% degli uomini contro il 32% delle donne, il 42% dei giovani contro il 39% delle persone di mezza e più elevata età.

Chi va meglio e chi peggio, la classifica dei 29 Paesi 

Nella classifica dei posti di lavoro a rischio a lungo termine, l'Italia è giusto davanti agli Stati uniti, 38%, Francia e Germania al 37% ed Austria al 34%. Secondo i dati Ocse Austria e Germania erano i due Paesi con più rischi per il loro mercato del lavoro, con in bilico il 12% della loro massa occupazionale. In fondo alla classifica delle economie analizzate figurano Nuova Zelanda, Giappone, Russia, Grecia, Finlandia e Corea del Sud, racchiuse in una forbice che va dal 24% al 22% di posti a rischio.

I robot distruggono il lavoro ma creano ricchezza

Dallo studio emerge un dato stridente, quello sui benefici economici previsti dalla rivoluzione robotica. Per metà anni Trenta, quelli dei lavori che non ci saranno più, i robot e l'intelligenza artificiale produrranno benefici economici pari a 15 bilioni di dollari, ossia un più 14% del Pil mondiale

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Ai politici rimangono meno di vent'anni per riuscire a trasformare questa ricchezza in redditi per i loro cittadini, in particolare per quelli che perderanno il posto di lavoro. Ne va della tenuta sociale delle economie capitaliste. 
 

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