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La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina in visita all'Istituto Comprensivo Riccardo Massa a Milano, 20 Luglio 2020. ANSA / MATTEO BAZZI

La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina in visita all'Istituto Comprensivo Riccardo Massa a Milano, 20 Luglio 2020. ANSA / MATTEO BAZZI

Insegnanti precari in rivolta contro Azzolina, petizione al Parlamento Ue: "Stabilizzazione"

I docenti chiedono il rispetto degli impegni presi dal Governo e il riconoscimento dell'abilitazione "maturata sul campo". L'appello si aggiunge alla procedura d'infrazione avviata dall'Ue per le discriminazioni a danno dei lavoratori a tempo determinato

Promesse tradite e anni trascorsi invano dietro a una cattedra. Gli insegnati precari italiani hanno deciso di rivolgersi al Parlamento europeo con una petizione in cui chiedono di vedere riconosciuti gli impegni presi dal primo Governo guidato da Giuseppe Conte a giugno del 2019. L’allora maggioranza ‘giallo-verde’, secondo la ricostruzione dei docenti a tempo determinato, “aveva pattuito con tutti i sindacati della scuola” l’avvio “di percorsi abilitanti”, i quali - se attivati - avrebbero consentito agli insegnanti con almeno tre anni di servizio di uscire dalla precarietà. Una promessa poi non mantenuta dal successivo esecutivo e dall’attuale ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che si è limitata ad aprire il reclutamento di 24mila insegnanti - “a fronte di un comparto di oltre 100mila docenti non stabilizzati”, si legge nella petizione - e mediante un concorso per titoli ed esami che non riconosce l’esperienza dei precari. Di qui l’appello alle istituzioni di Bruxelles.

Le richieste dei precari

Dalla commissione Petizioni del Parlamento europeo è arrivato un primo via libera alla richiesta degli insegnanti dichiarata “ricevibile” e già sostenuta con oltre 4.200 firme. I legali Aldo Esposito e Ciro Santonicola, incaricati dai lavoratori della scuola a presentare la petizione, chiedono il riconoscimento a favore dei docenti precari dell'abilitazione all'insegnamento “maturata sul campo”. In particolare, i firmatari si appellano alla “corretta applicazione” della “normativa comunitaria in materia di professioni regolamentate (in particolare, la direttiva 2013/55/UE) e l'attuazione della clausola 5 dell'accordo-quadro (direttiva 1999/70/CE) contro l'abuso di reiterazione dei contratti a tempo determinato nei confronti dei docenti in questione”. La normativa citata risulterà tristemente familiare ai funzionari del Governo italiano che si occupano dei rapporti con Bruxelles. L’ultimo rimprovero della Commissione europea all’Italia in materia di “abuso di contratti a tempo determinato” e “condizioni di lavoro discriminatorie nel settore pubblico” risale infatti allo scorso 3 dicembre. 

Il rimprovero della Commissione europea

In quell’occasione l’esecutivo europeo ha inviato una lettera di costituzione in mora nei confronti dell’Italia, “Paese in cui i lavoratori del settore pubblico non sono ancora sufficientemente tutelati contro la discriminazione e l'utilizzo abusivo della successione di contratti a tempo determinato come previsto dalle norme dell’Ue”, si legge nelle motivazioni della decisione. Tra i lavoratori “non tutelati contro l'utilizzo della successione di contratti a tempo determinato”, ha fatto notare la Commissione, ci sono innanzitutto “insegnanti, operatori sanitari, lavoratori del settore dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica”, ma anche “personale di alcune fondazioni di produzione musicale, personale accademico, lavoratori agricoli e volontari dei vigili del fuoco nazionali”. Tutte categorie necessarie alla pubblica amministrazione, ma rigorosamente ‘arruolate’ con contratti a tempo determinato e senza prospettive di stabilizzazione. “A questi lavoratori sono riservate anche condizioni lavorative meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato”, ha precisato Bruxelles in quell’occasione. Se ciò non bastasse, l'Italia non ha nemmeno predisposto “garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità”. Dalle violazioni dell’Italia è partita una procedura di infrazione nel luglio 2019 alla quale il Governo ha risposto con spiegazioni che “non sono state soddisfacenti”. Di qui l’insistenza di Bruxelles, che oggi incassa il sostegno anche degli insegnanti.

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