Rivolta in Europa contro Airbnb: "Mette a rischio il diritto alla casa. E le Ue si piega alla sua lobby"

Secondo la ong Ceo, la piattaforma online avrebbe trovato un alleato nella sua battaglia nella Commissione europea. E per farlo ha aumentato considerevolmente gli investimenti per condizionare le decisioni di Bruxelles

Una protesta contro Airbnb a New York

Sempre più città stanno dichiarando guerra in Europa ad Airbnb, la piattaforma online che permette di trasformare la propria casa in un bed and breakfast a basso costo. Ma l'azienda, che è ormai un colosso mondiale, sta rispondendo colpo su colpo e per farlo sta mettendo in campo un vero e proprio esercito di lobbisti con lo scopo di condizionare le scelte della Commissione europea e trasformare Bruxelles in un valido alleato in questa battaglia.

L'accusa di Ceo

La ong Corporate Europe Observatory (Ceo), specializzata nel controllo delle lobby nella capitale europea, ha messo nero su bianco quelli che sarebbero i numeri di questa controffensiva in un rapporto dal titolo UnFairbnb, un gioco di parole in inglese che unisce il nome del sito con la parola 'unfair', ingiusto.

La rivolta delle capitali europee

L'esplosione delle prenotazione online di soggiorni brevi in appartamenti o case private ha suscitato opposizione in molte capitali europee da una parte per la concorrenza ritenuta sleale nei confronti delle tradizionali strutture turistiche, ma dall'altra anche perché questa attività limita la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili per gli abitanti del posto e contribuisce a far aumentare gli affitti. In città come Berlino, Barcellona, Bruxelles, Parigi e Amsterdam, ma non solo, AirBnB ha scatenato una forte resistenza alla conversione delle case che prima erano in affitto in una sistemazione turistica de facto, da parte delle amministrazioni locali. Ma l'azienda non è rimasta a guardare e ha scelto quello comunitario come campo in cui mettere in atto le sue contromosse.

Le attvità di lobbying... 

Secondo quanto si legge nel rapporto in soli due anni, nel periodo 2015-2016, la spesa per le attività di lobbying di Airbnb nell'Ue sarebbe passata da meno di 100mila euro a poco meno di 500mila, così come sarebbero aumentate le spese di lobbying di altre società simili, come Expedia, proprietaria di HomeAway, attività che segue lo stesso schema di impresa. Le aziende di questo tipo sono riunite nella European Holiday Home Association (EHHA), creata nel 2013, e il cui budget annuale è tra i 400mila e 1 milione di euro, secondo quanto risulta dal registro della trasparenza 2016, ed è aumentato di quattro volte rispetto all'anno precedente.

Insomma in campo sono stati messi sforzi economici considerevoli, sforzi che, a quanto pare, avrebbero portato i risultati sperati. Lo studio Ceo mostra come i lobbisti della compagnia avrebbero lavorato sistematicamente affinché le norme dell'Ue fossero interpretate in modo adeguato ai loro interessi, e quando questo non è bastato hanno scelto l'opzione di presentare denunce ufficiali alle istituzioni comunitarie, che alla fine potrebbero portare a casi alla Corte di giustizia europea.

...e la "strategia" della Commissione Ue

Ad esempio, afferma lo studio, nel 2015 in seguito a una lettera sottoscritta da dodici aziende del settore la Commissione avrebbe inserito nelle linee guida della sua "Strategia del mercato unico" un articolo particolarmente permissivo riguardante la responsabilità delle piattaforme come Airbnb. In base a questo articolo i Paesi membri dell'Ue non possono imporre loro di introdurre la rilevazione sistematica di attività illegali sui loro siti web. Inoltre, se le autorità pubbliche vogliono imporre registri, o autorizzazioni particolari per permettere ai cittadini di ospitare clienti, devono essere in grado di dimostrare che tali restrizioni siano "necessarie, proporzionate e non discriminatorie". Questo rende il gioco più semplice per chi vuole trasformare la propria casa in una struttura di ricezione turistica ovviamente.

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“Se vogliamo difendere il nostro diritto ad alloggi a prezzi accessibili e se non vogliamo vedere parti care delle nostre città trasformate in morti parchi a tema turistici, dobbiamo agire ora”, si legge nelle conclusioni del report secondo cui “la resistenza locale non sarà sufficiente a lungo termine, ma deve essere integrata da una campagna paneuropea per evitare gli attacchi al diritto alla casa”.

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