Mes, Ursula vuole fare in fretta. Ma l'Italia chiede e ottiene un rinvio

Slitta ancora la riforma del cosiddetto Fondo salva-Stati. La neo presidente della Commissione spinge sull'acceleratore, ma Conte vuole passi avanti anche sul "pacchetto", ossia bilancio Eurozona e backstop per le banche in crisi

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen (a sinistra) a colloquio con il premier Giuseppe Conte

"Una rapida attuazione dei risultati sul Meccanismo europeo di stabilità è importante". La neo presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non usa mezzi termini: la riforma del Mes, il cosiddetto Fondo salva-Stati che in Italia viene contestato da Lega, FdI e un pezzo del M5s, deve andare in porto in tempi rapidi, ha detto a margine del Vertice Ue di Bruxelles. Ma proprio al summit si è registrata la vittoria diplomatica del premier Giuseppe Conte, che è riuscito a frenare il percorso che avrebbe dovuto portare già a fine 2019 all'avvio del nuovo Meccanismo.

Conte, infatti, ha chiesto e ottenuto la modifica delle conclusioni del Vertice Ue, che in un primo momento prevedeva una sorta di adozione politica della riforma nelle sue linee generali, rimandando ai ministri dell'Economia dell'Eurogruppo il solo compito "di finalizzare il lavoro tecnico", ossia gli aspetti secondari del testo. Se le conclusioni fossero state sottoscritte in questo modo, per la riforma ci sarebbe stata l'accelerazione attesa da alcuni Paesi, in particolare Germania e Olanda. Ma il premier italiano è riuscito a far modificare il punto in questione, rallentando di fatto l'iter. Nella nuova versione delle conclusioni, i capi di Stato e di governo dell'Eurozona incaricano l'Eurogruppo di "continuare a lavorare sul pacchetto di riforme del Mes, in attesa delle procedure nazionali, e di continuare a lavorare su tutti gli elementi dell'ulteriore rafforzamento dell'Unione bancaria, su base consensuale".

Che si tratti di uno stop lo ha ammesso anche il premier olandese Mark Rutte, che non potuto indicare una deadline certa per l'adozione della riforma. La riforma del Mes "è un obiettivo molto importante, abbiamo fatto progressi importanti con l'accordo politico intervenuto sui punti più rilevanti; ma come sapete dobbiamo proseguire il lavoro al livello ministeriale al fine di mettere in opera gli elementi tecnici", ha confermato il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, che a chi gli chiedeva un termine ultimo per la riforma ha risposto ironicamente: "Bella domanda".

E cosi', mentre von der Leyen ribadiva il suo impegno sul Mes ("Abbiamo molto da fare, ma siamo determinati ad andare avanti", ha detto a margine del Vertice), Conte spiegava ai giornalisti le ragioni del "freno" italiano: più che il Fondo salva-Stati in sè, Roma vuole vedere passi avanti sia sul bilancio comune dell'Eurozona, sia sul cosiddetto backstop per la risoluzione delle crisi delle banche (un fondo partecipato dalle banche stesse che dovrebbe aiutare gli istituti a rischio, compresi quelli italiani, senza forti contraccolpi per i conti pubblici del Paese in cui si origina la crisi). 

Se sul backstop la critica è al rallentamento dell'iter di approvazione, sul bilancio comune dell'Eurozona Conte ha ribadito che i fondi previsti finora sono al di sotto delle attese dell'Italia, che vorrebbe "più ambizione". Un messaggio rivolto alla Germania prima di tutto. Nelle conclusioni del Vertice, si legge: "Invitiamo l'Eurogruppo a fornire rapidamente il proprio contributo in merito alle soluzioni adeguate per il suo finanziamento, sulla base delle modalità di funzionamento di ottobre 2019, per realizzare le nostre ambizioni in materia di convergenza e di competitività".

Su tutti questi elementi, dunque, "proseguiranno i lavori" e i leader "torneranno a esaminarli al più tardi nel giugno 2020" e non nei primi tre mesi del nuovo anno, come auspicavano molti ministri Ue dopo l'ultimo Eurogruppo. 

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