La riforma fiscale di Trump ridurrà le tasse nell'Ue. Ma per le casse pubbliche non è una buona notizia

Secondo la Bce, le nuove norme Usa potrebbero portare a una corsa al ribasso tra i paesi europei “comportando una possibile erosione delle basi imponibili”. E una riduzione delle entrate fiscali

EPA/ANDREW HARRER / POOL

La riforma delle tasse varata negli Stati Uniti "rischia di intensificare la competizione fiscale a livello globale, comportando una possibile erosione delle basi imponibili nei Paesi dell'Ue" e cioè una riduzione delle entrate fiscali. Lo rivela la Bce in un'anticipazione del suo Bollettino economico, in cui suggerisce che la riforma impatterà sull'area Euro, attraverso "cambiamenti nel panorama fiscale internazionale, le cui conseguenze sono altamente incerte e complesse". 

La riforma del fisco di Trump

In sostanza, le nuove norme di Donald Trump, il cui scopo dichiarato è di combattere l'elusione fiscale e il dumping delle imprese estere a scapito di quelle Usa, rischiano di depauperare le casse pubbliche degli Stati membri, fa intendere Francoforte. Ma le preoccupazioni dei paesi Ue non si fermano qui. Lo scorso dicembre i ministri dell'Economia del cosiddetto G5, ossia Bruno Le Maire (Francia), Pier Carlo Padoan (Italia), Peter Altmaier (Germania), Philip Hammond (GB) e Cristobal Montoro (Spagna), hanno inviato una lettera al segretario al Tesoro Usa Steven Turner Mnuchin per sottolineare come le nuove norme potrebbero creare di fatto un regime fiscale svantaggioso per le imprese con sede fuori dagli States. Nel mirino, "l'inclusione di alcune disposizioni meno convenzionali che potrebbe contravvenire ai trattati Usa sulla doppia tassazione" dal momento che "imporrebbe una tassa sui profitti di una società non residente in Usa e senza una residenza fisica permanente negli Usa". I ministri europei puntano anche il dito contro la tassazione agevolata al 12,5% proposta per i redditi dalla vendita o dalla licenza di beni e servizi per uso fuori dagli Usa, definita "un sussidio all'export rispetto al consumo interno", vietato dalle normative dell'Organizzazione mondiale del commercio, Wto. 

Le preoccupazioni Ue

In sostanza, Trump vuole aumentare il carico sulle aziende straniere in patria e ridurlo per quelle Usa che esportano. Il tutto, celandosi dietro il vessillo della lotta all'elusione. Non lo scrivono chiaramente i 5 ministri, ma lo fanno intendere: nell'accogliere "con grande favore le misure degli Usa nella lotta all'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili", si legge nella missiva, restano "forti preoccupazioni perché queste misure non sono indirizzate alla lotta contro gli abusi ma avranno un impatto sulle attività commerciali internazionali". Tali misure - si segnala - "potrebbero portare a distorsioni a livello internazionale per quanto riguarda il sistema fiscale e sugli scambi commerciali e gli investimenti". Ad esempio, si evidenzia, la riforma potrebbe discriminare le società straniere e violare "le regole internazionali stabilite dalla Wto" con il rischio anche di distorcere gli accordi internazionali sulla tassazione. 

I ministri auspicano che queste preoccupazioni vengano accolte dal segretario del Tesoro Usa. Ma Trump non sembra orientato a cambiare marcia. Anche perché, sottolinea la Bce, se la riforma del fisco avrà effetti incerti per l'economia Usa nel lungo periodo, nel breve avrà un impatto positivo, determinando un rialzo “tra lo 0,5% e l'1,3% del Pil nei prossimi tre anni”. Giusto gli anni che separano Trump dalle prossime elezioni presidenziali. 

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