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Martedì, 27 Settembre 2022
Lavoro e diritti

I rider trattati come dipendenti: la direttiva Ue vale 5 miliardi

La Commissione europea verso la stretta sui falsi autonomi nelle piattaforme come Deliveroo e Uber. Sul tavolo la presunzione di subordinazione

Lo stop ai falsi autonomi nelle piattaforme digitali come Deliveroo e Uber potrebbe rivoluzionare il settore, dare più diritti a lavoratori come rider e tassisti, e portare 4 miliardi di euro all'anno nelle casse pubbliche degli Stati membri. È quanto sostiene uno studio della Commissione europea che ha valutato l'impatto della proposta sul tavolo di Bruxelles, una direttiva Ue che mira a regolamentare un settore che a oggi dà lavoro a 28 milioni di europei. La stragrande maggioranza con contratti precari.

Cosa prevede la direttiva

La direttiva dovrebbe venire presentata a inizio dicembre dopo un lungo iter di consultazioni con aziende e parti sociali. Stando alle indiscrezioni circolate in questi giorni a Bruxelles, la Commissione sembra orientata a seguire la richiesta del Parlamento Ue, ossia a introdurre la "presunzione di subordinazione". Si tratta di un concetto già noto in Italia, dato che fu introdotto dalla riforma Fornero nel 2012 per smascherare le finte partite Iva. L'intento della riforma, purtroppo, si è scontrato con una serie di limiti legali e pratici. Limiti che potrebbero venire superati con la direttiva su cui sta lavorando la Commissione europea.

Il fulcro della proposta, infatti, verte sull'inversione dell'onere della prova. Oggi se un autista di Uber si considera un dipendente, sta a lui dimostrarlo davanti ai tribunali. E questo comporta un ostacolo non da poco per via dei costi legali e delle lungaggini burocratiche, oltre al rischio concreto di perdere il lavoro. Nel caso italiano, per esempio, essendo le piattaforme digitali delle multinazionali con sede all'estero, gli accertamenti sulle false partita Iva sono al palo. L'idea proposta dal Parlamento europeo, e che la Commissione ha inglobato nella sua bozza di direttiva, è che sia l'impresa, e non il lavoratore, a dover dimostrare che il rapporto di lavoro non è subordinato al momento della stipula del contratto.   

Profitti e salari

Questa inversione dell'onere della prova, secondo Bruxelles, è giustificato dal fatto che un'azienda come Deliveroo, per esempio, è "più attrezzata per svolgere questo tipo di azioni", ossia dimostrare che i suoi dipendenti sono davvero indipendenti. L'idea non sarebbe quindi quella di obbligare le multinazionali a trasformare i contratti della loro forza lavoro, ma piuttosto a costringere queste multinazionali a rispettare la legge sociale in vigore in ogni Stato. Secondo lo studio già citato della Commissione, una misura di questo genere potrebbe non solo migliorare le condizioni salariali e i diritti di rider e autisti, ma anche aumentare gli introiti fiscali degli Stati membri. 

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A oggi, ci sono circa 500 piattaforme attive nell'Unione europea: se pagassero i propri lavoratori come dipendenti, tali aziende dovrebbero versare intorno ai 5 miliardi di euro in più all'anno. Di questi, circa 4 miliardi riguarderebbero i contributi sociali e altre tasse sul lavoro. Cifre che con ogni probabilità spingeranno i leader del settore a sventolare il rischio di dover chiudere i battenti e di lasciare per strada milioni di lavoratori. Sempre lo studio della Commissione europea, però, sottolinea un dato non secondario: tra il 2018 e il 2020, gli introiti delle piattaforme digitali nell'Ue sono passati da 8 a 14 miliardi di euro all'anno. Nello stesso periodo, la spesa per i lavoratori, però, è rimasta pressoché invariata: 6 miliardi all'anno. Il settore del delivery, in particolare, ha visto quadruplicare i profitti: nel 2020 ha incassato profitti per 8 miliardi, ma appena 1 miliardo è andato ai rider. 

Stando sempre alle indiscrezioni sul testo che la Commissione dovrebbe presentare nelle prossime settimane, la direttiva imporrà altri requisiti alle piattaforme, inclusa una maggiore trasparenza dell'uso degli algoritmi, al fine di evitare discriminazioni nei confronti dei lavoratori. Inoltre, dovrebbero essere previsti una serie di requisiti di protezione sociale validi per tutti, autonomi e dipendenti, e misure per rafforzare la sicurezza di rider e autisti sul lavoro. 

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