Austria e Olanda violano le leggi Ue anti-riciclaggio, Bruxelles pronta a sanzioni

Vienna e Amsterdam non hanno ancora aggiornato le loro legislazioni e per questo la Commissione le ha deferite alla Corte di giustizia. Denunciato anche il Belgio. Problemi in vista pure per l'Italia

Una protesta contro gli scandali finanziari in Austria nel 2016

In queste settimane, i rispettivi governi hanno sollevato più di un dubbio su come l'Italia gestirebbe gli eventuali contributi a fondo perduto da parte dell'Unione europea nel quadro del Recovery fund, il piano proposto da Bruxelles contro la crisi del coronavirus. Sotto accusa (purtroppo non a torto) è l'opacità da parte della nostra pubblica amministrazione nella gestione dei fondi Ue. Adesso, però, a finire alla sbarra per la scarsa trasparenza delle loro PA proprio Austria e Paesi Bassi. La Commissione europea, infatti, ha deciso di denunciare i due Paesi (a cui si aggiunge il Belgio) alla Corte di giustizia Ue per violazione della direttiva antiriciclaggio. Se i giudici daranno ragione a Bruxelles, gli Stati sotto accusa dovranno pagare delle sanzioni pecuniarie.

Per la precisione, la Commissione ritiene che "la Quarta direttiva antiriciclaggio non è stata recepita integralmente nel diritto nazionale" di Austria, Belgio e Paesi Bassi. Per Vienna il problema è relativa alle leggi su scomesse e gioco d'azzardo. L'Olanda, invece, non ha fatto abbastanza per rendere più trasparenti le informazioni da fornire sulla titolarità effettiva delle società e di altri soggetti giuridici. Il Belgio, infine, è sotto accusa per i meccanismi di scambio dei documenti e delle informazioni da parte delle unità di informazione finanziaria. In tutti questi casi, Bruxelles ravvede lacune che potrebbero favorire il riciclaggio di denaro sporco. Un rischio tanto più evidente nei Paesi Bassi, già al centro delle critiche da parte di ong e altri Stati membri, in primis l'Italia, per i regimi di imposte per le multinazionali che ne farebbero, secondo le accuse, un vero e proprio paradiso fiscale. 

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A dirla tutta, i 3 Paesi non sono i soli ad avere problemi con l'attuazione della Quarta direttiva antiriclaggio. Gli Stati europei avrebbero dovuto adeguarsi alle nuove norme entro il giugno 2017, ma non tutti lo hanno fatto. Ben 8 Paesi sono sotto procedyra d'infrazione, tra cui anche il Lussemburgo e l'Italia. "La lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo è fondamentale per garantire la stabilità finanziaria e la sicurezza in Europa - ricorda la Commissione - Alcuni scandali recenti legati a casi di riciclaggio hanno evidenziato la necessità di norme più severe", dal momento che "le lacune legislative di uno Stato membro si ripercuotono sull'insieme dell'Ue". Per tali motivi, il 7 maggio scorso "la Commissione ha pubblicato un piano d'azione in 6 punti volto a rafforzare ulteriormente la lotta dell'U" contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo". 

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