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Il presidente turco Erdogan a sinistra, il premier britannico Johnson a destra

Il presidente turco Erdogan a sinistra, il premier britannico Johnson a destra

Dopo l'Ue, Londra chiude accordo commerciale con la Turchia

Travata l'intesa con Bruxelles, adesso il Regno Unito corre per completare i patti di libero scambio con Paesi terzi "saltati" a causa della Brexit. E mira ad avere rapporti più stretti con Ankara

Il Regno Unito e la Turchia firmeranno martedì 29 dicembre in videoconferenza un accordo di libero scambio, il primo da quando Londra ha raggiunto l'accordo post-Brexit con l'Ue giovedì scorso. Lo riferisce il Financial Times. "L'accordo che intendiamo firmare questa settimana prevede accordi commerciali senza dazi e contribuirà a sostenere le nostre relazioni commerciali" che "l'anno scorso sono state del valore di 18,6 miliardi di sterline. L'intesa garantirà migliaia di posti di lavoro in tutto il Regno Unito nei settori manifatturiero, automobilistico e siderurgico", ha detto Liz Truss, Segretario al commercio internazionale.

Il Regno Unito - ricorda il Financial Times - è il secondo più grande mercato di esportazione della Turchia, ma l'unione doganale di Ankara con l'Ue impediva un accordo di libero scambio finché non fosse stato concluso un accordo tra Londra e Bruxelles sulla Brexit. Un funzionario britannico ha detto al Ft che c'è stato un "immediato senso di sollievo" per l'accordo, perché sia i produttori turchi che le loro controparti britanniche erano preoccupati della prospettiva di un no deal.

Quello con la Turchia non è l'unico accordo che il premier Boris Johnson sta finendo di rinegoziare in questi giorni: almeno 40 rapporti commerciali con Paesi extra-Ue dipendevano finora dal legame con Bruxelles. Buona parte di questi, come ricorda la Bbc, sono stati già praticamente chiusi: Giappone, Canada, Norvegia e Svizzera alcuni dei più importanti. Ne restano una decina, ma con l'intesa con Ankara il grosso degli interscambi commerciali più delicati per le imprese britanniche è stato garantito.

L'accordo con la Turchia, poi, ha un valore che esula dalle sole questioni burocratiche: se nell'immediato i rapporti commerciali tra i due Paesi proseguiranno sulla falsa riga di quelli avuti finora sotto il cappello dell'Ue, entro il 2022 Londra e Ankara si sono impegnate, attraverso un'apposita clausola di revisione, a valutare se espandere ulteriormente l'accordo per includere i servizi, compresi quelli digitali, e normative più liberali su commercio e agricoltura.

La Turchia, scrive l'Ansa, "ha a lungo cercato un aggiornamento simile al suo accordo doganale con l'Ue, ma il processo è stato bloccato in gran parte per motivi politici a causa dei contrasti tra il presidente Recep Tayyip Erdogan e i leader europei". Un blocco che potrebbe allentarsi dinanzi allo scenario di un rapporto più stretto con Londra.

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