Recovery Fund, la Svezia avverte: "Solo prestiti". E minaccia il veto

I Governi 'frugali' non si danno per vinti nella trattativa per il bilancio Ue che dovrebbe comprendere anche i 750 miliardi di aiuti promessi dalla Commissione per la crisi del coronavirus. Secondo Stoccolma, il piano di ripresa non dovrebbe comprendere sussidi

La riunione decisiva sul Recovery Fund potrebbe concludersi in un nulla di fatto. A bloccare l’accordo sul maxi-piano di ripresa Ue dalla recessione innescata dal coronavirus potrebbe essere, ancora una volta, uno dei quattro Governi ‘frugali’. Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia hanno chiarito più volte i loro dubbi sui 750 miliardi di aiuti proposti dalla Commissione europea. E nella lunga partita dei negoziati, a giocare il ruolo del poliziotto cattivo stavolta è l’esecutivo di Stoccolma. 

L'avvertimento 

Il primo ministro svedese Stefan Lofven, nonostante le rassicurazioni sulla volontà di arrivare a una rapida soluzione dei conflitti intergovernativi sul bilancio Ue, non ha escluso un veto da porre durante il vertice dei capi di Stato e di Governo che inizierà domattina a Bruxelles. “Abbiamo bisogno di un fondo di ripresa”, ha detto durante la conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sanchez, recatosi a Stoccolma per dialogare con l’omologo svedese in vista del summit. Ma il Recovery Fund, avverte Lofven, “dovrebbe essere diretto ai bisogni reali e basarsi su prestiti favorevoli e non su sussidi”. Una doccia fredda per i Paesi più colpiti dalla crisi - soprattutto Italia, Francia e Spagna - che sperano di aggiudicarsi una quota dei 500 miliardi di contributi a fondo perduto prima concordati tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron e poi proposti ufficialmente dalla numero uno della Commissione europea Ursula von der Leyen, assieme ad altri 250 miliardi di prestiti a condizioni agevolate. 

Il veto

Lofven non ha quindi escluso un veto svedese, ma ha garantito un comportamento costruttivo. “Non si entra in una negoziazione con questo atteggiamento, si entra in una trattativa per cercare di trovare una soluzione”, ha detto ai giornalisti che gli hanno chiesto a più riprese se fosse pronto a tutto pur di bloccare le sovvenzioni ai Paesi Ue più in difficoltà.

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L'obiettivo comune

Anche il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha sottolineato che da domani si entra in una fase di “difficili negoziati”. “Abbiamo opinioni diverse su come rispondere comunemente a questa crisi, ma abbiamo anche obiettivi comuni”, ha assicurato il premier socialista. Il traguardo condiviso, spiega Sanchez nel tentativo di raggiungere una mediazione, è quello “di uscire dalla crisi con un’Europa più forte”.

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