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Accordo Ue sul Recovery, il prefinanziamento sale al 13%. All'Italia subito 21 miliardi

Parlamento e Consiglio trovano un'intesa, i soldi disponibili da febbraio ma ora è necessario approvare i piani nazionali per poter accedere ai finanziamenti. Gentiloni: "Fare in fretta"

Con un accordo nella notte Parlamento e Consiglio Ue hanno trovato un'intesa per dare una iniezione di liquidità nelle casse dei Paesi membri alle prese con la crisi dovuta alla pandemia di coronavirus. Il prefinanziamento concesso agli Stati all'interno del Recovery and Resilience Facility, la cassa di sussidi e prestiti destinata direttamente ai Paesi membri nell’ambito del piano di ripresa economica Next Generation EU, e che potrà essere erogato a partire da febbraio 2021, sale dal 10 al 13 per cento, ma perché i soldi potranno essere disponibili dovranno prima essere approvati i piani nazionali di ripresa e resilienza.

All'Italia 21 miliardi

A livello europeo "quello che serve adesso è la ratifica nazionale in tutti e 27 i Paesi Ue del pacchetto finanziario" che mette assieme il bilancio pluriennale europeo, approvato proprio questa settimana dall'Europarlamento, e il Recovery Fund "e bisogna ricordare che in 23 Stati membri è prevista l'approvazione del Parlamento nazionale", un processo che "normalmente chiede due anni", ma che ora dovrà avvenire "in settimane o al massimo in pochi mesi", ha dichiarato il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn. All’Italia tra finanziamenti a fondo perduto e prestiti è stato assegnato un totale di circa 209 miliardi di euro, e l'anticipo che sarà possibile avere il prossimo anno dovrebbe ora passare “dai 15 ai 20-21 miliardi”, ha spiegato Irene Tinagli, eurodeputata del Pd e presidente della commissione Affari economici del Parlamento europeo, che ha definito la cosa un “risultato importante”, in quanto questo anticipo “consentirà ai Paesi di partire con gli investimenti”.

I fondi a disposizione

Per il Next Generation Eu la Commissione metterà a disposizione in totale 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti intrapresi dagli Stati membri. L'accordo raggiunto nella notte, che richiede l'approvazione finale da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, prevede che il campo di applicazione del dispositivo sia strutturato intorno a sei pilastri: transizione verde; trasformazione digitale; crescita e posti di lavoro intelligenti, sostenibili e inclusivi; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza; e politiche per la prossima generazione, bambini e giovani, compresa l'istruzione e le competenze. Almeno il 37% del budget assegnato a ogni Paese dovrà contribuire alla transizione verde e dunque alla riduzione di CO2 e gas serra. Almeno i 20% dei fondi assegnati saranno invece da investire in digitalizzazione.

L'Ue: "Ora fare presto"

La Recovery and Resilience Facility "apre la via in Europa non solo per ricostruire l'economia, ma anche per trasformarla. Ora che un anno cupo si avvicina alla fine, guardiamo al 2021 con ottimismo e determinazione", ha detto il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni dopo l'accordo. Per l'esponente italiano dell'esecutivo comunitario "per fare di questa opportunità un successo la Commissione e le autorità nazionali devono lavorare mano nella mano per approvare rapidamente e poi attuare con efficacia piani nazionali ambiziosi e credibili".

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