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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Lavoro

Un "Recovery fund" per i Paesi di partenza dei migranti: la richiesta dell’Italia al vertice europeo

Sul tavolo dei leader anche i prezzi energetici e la lotta al Covid. Il tema dello Stato di diritto in Polonia verrà solo ‘toccato’ durante la riunione a Bruxelles

La politica di contenimento dei migranti che giungono illegalmente in Europa deve essere un problema Ue, non solo dei Paesi di arrivo. Con questo argomento l’Italia chiederà agli altri governi dell’Unione, durante il vertice che si apre oggi a Bruxelles, lo stanziamento di risorse comuni da destinare agli Stati di origine e transito dei migranti. Un ‘Recovery fund’ per i Paesi extra-Ue che prevederà lo stanziamento di almeno 8 miliardi da qui al 2027.

Questa cifra corrisponde a circa il 10 per cento dei fondi Ndici, lo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale che l’Unione europea ha dotato di 79,5 miliardi per il settennio 2021-27. La Commissione vuole destinare un decimo dei fondi appunto ai Paesi dai quali partono o transitano i migranti. Un buon punto di partenza per l’Italia che però è soddisfatta solo in parte. A quanto si apprende a Bruxelles, il governo di Mario Draghi, che ha ottenuto l’inclusione del tema immigrazione nell'agenda del vertice, vorrebbe incrementare tale fondo e soprattutto metterlo in funzione al più presto. Di qui la discussione sul dossier migranti che si terrà domani. 

Nella giornata di oggi a tenere banco saranno gli altri temi di attualità europea: prezzi energetici, Covid e Stato di diritto. Il caro bollette “mette in difficoltà la ripresa post-pandemia e ha gravi ripercussioni sui cittadini e sulle imprese”, ha scritto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nella lettera di invito ai leader Ue. “Valuteremo attentamente cosa possa essere fatto a livello dell'Ue e nazionale, in termini sia di aiuto a breve termine ai soggetti più colpiti sia di misure a medio e lungo termine”, ha aggiunto il presidente.

Quanto alla pandemia “resta ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda l'esitazione vaccinale e la disinformazione”. Di qui la scelta di trattare il tema “della solidarietà internazionale per garantire la rapida fornitura di vaccini ai Paesi che ne hanno maggiormente bisogno”.

"Nel corso della sessione di lavoro discuteremo anche dei recenti sviluppi legati allo Stato di diritto”, si legge nella traduzione italiana della lettera. Ma il verbo usato da Michel nella lettera in inglese è  “touch upon”, traducibile in italiano come toccheremo, menzioneremo o accenneremo. Un linguaggio estremamente prudente per non irritare la Polonia, il Paese in conflitto con Bruxelles proprio perché accusato di violare lo Stato di diritto e, in particolare, l’indipendenza della magistratura. Dopo il duro faccia a faccia tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier polacco Mateusz Morawiecki, si attende dunque una nuova discussione a porte chiuse. 

Nella giornata di domani, oltre al dossier immigrazione, si parlerà della trasformazione digitale, ritenuta da Michel “il motore fondamentale per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la competitività”. “Forniremo ulteriori orientamenti sull'agenda digitale, comprese la cybersicurezza e la connettività, e daremo un impulso politico ai lavori su proposte e iniziative esistenti e future”, ha concluso l’ex premier belga.

Il Consiglio europeo che si apre oggi sarà il 107mo, e forse l’ultimo, per Angela Merkel, che è stata cancelliera tedesca per sedici anni consecutivi. Prima di lei, fa notare un attento osservatore della politica europea, c’è solo Jean-Claude Juncker, che è stato premier del Lussemburgo per diciotto anni e poi presidente della Commissione dal 2014 dal 2019.

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