Cina, Prodi 'apre' al governo: "Italia intercetti la nuova via della seta". E sull'Ue: "Pane mezzo cotto"

L'ex premier e ed ex presidente della Commissione europea approva la mossa dell'esecutivo Conte di firmare un Memorandum di intesa sul commercio con Pechino. E bacchetta Bruxelles: chiede unità, ma poi ogni Paese fa i suoi interessi...

Il grosso del traffico commerciale con la Cina sarà per via marittima. E l'Italia puo' diventare lo snodo centrale del Mediterraneo e dell'Europa. Ecco perché il Paese "deve svegliarsi e prendere la parte dei traffici verso Est, e non parlo solo di Cina". Parola di Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione europea. Se la sua non è un'apertura politica al governo gialloverde, lo è di sicuro al Memorandum di intesa che l'esecutivo Conte si appresta a firmare nelle prossime settimane con Pechino. E che tanto a Bruxelles, quanto negli Usa, sta creando non poche preoccupazioni. 

L'Italia, infatti, sarebbe il primo Paese fondatore dell'Ue e il primo dei G7 ad aderire ufficialmente alla Nuova via della seta, la rotta commerciale che la Cina sta costruendo in Asia in direzione dell'Europa. E che potrebbe trasformare i porti italiani nei principali snodi del traffico di merci via mare.   

Italia "porto" per la Cina

Nonostante "la Germania e la Polonia siano diventate il terminale" per i trasporti ferroviari tra l'Ue e la Cina, dice Prodi a margine di un evento pubblico a Bruxelles, "la grande massa la possiamo prendere noi, con il trasporto marittimo". Anche perché è difficile che il trasporto su rotaia possa superare "il 5%" del totale dell'interscambio commerciale Ue-Cina. Ci sono dei limiti oggettivi: "Un treno - spiega ancora Prodi - ha 50-100 vagoni al massimo, poi ne può avere 50" se deve attraversare molte frontiere "perché alcuni Paesi hanno un limite di lunghezza di 580 metri, altri Paesi hanno un limite di lunghezza di 700 metri, altri di un chilometro. E allora: una nave non porta 50 vagoni, ma 20mila. Ci metterà 20 giorni in più, ma se è merce preziosissima va in aereo, se è merce abbastanza preziosa va in treno, mentre la merce normale arriva per mare. Non sono aggiornatissimo, ma uno o due anni fa c'erano per ogni container qualcosa come 2mila dollari di differenza di costo tra treno e nave. Sono tanti: prendete le cifre come un'indicazione".

Le regole Ue

Ecco perché l'Italia deve "svegliarsi". E poco importa che l'Unione europea chieda unità d'azione ora che Roma si appresta a fare un passo avanti firmando il Memorandum con Pechino: "Abbiamo le regole europee sul commercio e queste penso che siano del tutto rispettate dall'accordo (il Memorandum, ndr). Nell'ambito di queste regole abbiamo degli interessi nazionali che i tedeschi hanno perseguito con forza facendo il loro terminale ferroviario a Duisburg, i porti del Nord hanno fatto gli accordi con la Cina, la Grecia ha addirittura venduto parte del Pireo alla Cina, mi sembra che l'Italia debba svegliarsi e prendere la parte dei traffici verso Est, e non parlo solo di Cina", ha detto Prodi. "L'Ue - prosegue - non è che possa agire nei rapporti con la Cina con l'unità che non ha negli altri rapporti. Quando dico che Amsterdam ha fatto i suoi interessi, che la Grecia ha fatto i suoi interessi, succede come nella politica energetica: ognuno fa i suoi interessi. Il problema è che l'Europa è un pane mezzo cotto e mezzo crudo e dobbiamo cuocerlo del tutto".

La rete 5G

Altro motivo di preoccupazione di Bruxelles e Washington è l'interesse della Cina nella rete 5G, con conseguenti rischi di spionaggio, almeno secondo gli allarmi di Usa e pezzi dell'Ue. "Nel Memorandum leggo che non c'è nulla che riguardi il 5G ed essendoci queste rassicurazioni non vedo perché ci siano preoccupazioni", taglia corto Prodi. "Probabilmente - aggiunge - non c'è stata sufficiente chiarezza, non vi è stato un dialogo preventivo, ma tutto quello che dico lo dico con la riserva di chi non ha potuto leggere le carte, ma siccome c'è un'assicurazione che viene dal presidente della Repubblica, dal presidente del Consiglio, eccetera, io sono portato a credere che non ci sia nulla che contrasta i nostri rapporti con gli Usa, che devono essere solidi, leali e sono non dico secolari, ma quasi". 

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