“Porteremo il gas in Italia”. La promessa di Netanyahu a Bruxelles

Si tratta del gasdotto EastMed, che partirà da un giacimento offshore nel Mediterraneo gestito da una società Usa. E che i palestinesi rivendicano

“Abbiamo trovato del gas e abbiamo da poco concluso un memorandum con Grecia, Cipro e Italia per creare un gasdotto che dai nostri pozzi arrivi fino in Italia. Penso sia molto importante per le nostre economie”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu al suo arrivo a Bruxelles. Nel bel mezzo della crisi internazionale scaturita dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele, Netanyahu ha voluto ricordare all'Europa il suo impegno con l'Italia. E forse questo passaggio del suo intervento, tra l'altro al fianco dell'Alta rappresentante dell'Ue (ed ex ministra degli Esteri italiana) Federica Mogherini, non è stata una semplice divagazione sui rapporti commerciali tra Tel Aviv e l'Unione. C'è chi ha visto un chiaro messaggio al nostro Paese. 

Cos'è EastMed

Ma di cosa si sta parlando? Il progetto citato da Netanyahu si chiama EastMed e sarebbe uno dei gasdotti sottomarini più lunghi del mondo. Per costruirlo, scrive La Stampa, “ci vorrebbero almeno quattro-cinque anni, costerebbe almeno sei miliardi di euro, e porterebbe circa 12 miliardi di metri cubi di gas naturale israeliano dai pozzi dei giacimenti offshore al largo di Gaza e di Israele verso la Grecia e l’Italia”. 

Un progetto non di poco conto, insomma. Sia per il suo valore economico, sia per quello geo-politico. Da noi, per il momento, se ne parla poco. Lo si è visto giovedi' scorso, quando a Nicosia è stato firmato un memorandum d'intesa tra Italia, Grecia, Cipro e, per l'appunto, Israele per rafforzare la cooperazione sullo sviluppo di questa opera. Obiettivo: facilitare la costruzione e gestione del gasdotto e firmare un accordo intergovernativo sul progetto il prossimo anno. Intanto, l'Eni già si è mossa: inizierà le perforazioni nel blocco 6 cipriota prima della fine di quest'anno e ha richiesto la licenza per altre due perforazioni immediatamente dopo, come ha spiegato il ministro dell'Energia di Cipro, Georgios Lakkotrypis. 

Se i riflettori mediatici latitano, la nostra azienda di punta nei rapporti diplomatici all'estero si sta già muovendo. E forse il silenzio intorno a questo progetto nasconde anche una certa delicatezza geo-politica. Già, perché il giacimento offshore da cui arriverà il gas (Leviathan) non appartiene allo Stato israeliano, ma alla società Usa Noble Energy. Un “regalo” a un privato che non è andata già all'opposizione israeliana, dato che il giacimento è ancora tutto da esplorare e promette più che bene. Cosi' come promettenti sono le prime rilevazioni dei giacimenti presenti nell'area marittima di Israele. 

Le rivendicazioni palestinesi

Se l'opposizione israeliana protesta, non è da meno l'Autorità palestinese, che vede un tesoro a portata di mano, dal momento che molti di questi giacimenti sono a ridosso della Striscia di Gaza. E dunque dell’enclave controllata dalla sempre più turbolenta Hamas. L'accusa a Israele è di assediare Gaza anche per impedire ai palestinesi “di potersi dotare della tecnologia e della forza per poter gestire i giacimenti”, scrive Sergio Cararo  su Contropiano. Ma non solo, c'è anche la partita aperta tra Tel Aviv e il gas egiziano, su cui l'Italia sta investendo. Senza dimenticare che, in tutto questo, l'Unione europea dovrà pronunciarsi per dare il via libera al progetto. Ecco perché Netanyhau, arrivato a Bruxelles, dove da 22 anni non metteva piede un premier israeliano, ha voluto inserire nel suo breve discorso il riferimento al gasdotto.

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Ed ecco perché in questo momento parlare di EastMed nel nostro Paese non è facile. Sarà un caso ma a Nicosia, dei quattro paesi firmatari del memorandum, in tre hanno mandato ministri di peso. Solo uno ha inviato l'ambasciatore locale: l'Italia.
 

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