"I leader populisti riducono le disuguaglianze. Sacrificando i diritti"

Uno studio di analisti condotto in 40 Paesi rileva che i leader non tradizionali godono di questa fama. Un fattore destinato a ‘riscrivere la Storia’

Il leader della Bolivia Evo Morales

Loro hanno fatto anche cose buone. Loro sono i populisti, e le cose buone sono rappresentante dalla lotta alle diseguaglianza. Una retorica anti-casta che retorica non è, secondo uno studio del Team Populism, la rete di accademici che ha collaborato con il quotidiano britannico Guardian per realizzare il database sul populismo globale, uno speciale strumento che dà un punteggio ai leader dei movimenti considerati e visti come populisti.

Il Team Populism

Il team ha analizzato i discorsi di quaranta leader politici in 40 Paesi del mondo, cercando allo stesso tempo di capire cosa avviene una volta che questi salgono al potere. La scoperta “più sorprendente”, sostengono, è che i populisti di tutto lo spettro politico tendono a ridurre il divario tra ricchi e poveri. Presidenti e primi ministri populisti, in altri termini, sono associati a “significative riduzioni” della disuguaglianza economica in tutto il mondo. Un fattore destinato a mettere in discussione l'ipotesi secondo cui il populismo abbia solo conseguenze negative. Quando c’era lui, il populismo, si aboliva la povertà. Davvero. Almeno così dice l’equipe di ricercatori, che parla di riduzione di disuguaglianze economiche.

“Ciò che questi dati suggeriscono è che i livelli globali di disuguaglianza sono stati ridotti in misura molto maggiore da questi populisti rispetto ad altri tipi di governi”, sottolinea David Doyle, docente associato dell’università di Oxford, a capo dell’analisi economica.

La ricetta non è chiara, rileva. Ulteriori analisi statistiche hanno indicato che il divario sempre minore tra ricchi e poveri non è dovuto a convenzionali politiche di ridistribuzione fiscale e di welfare. Oltretutto questi soggetti politici sono visti come promotori di regimi di tasse indirette su vendite e merci, misure che colpiscono le fasce più deboli della popolazioni. “Resta il mistero su come abbiano ridotto i livelli di disuguaglianza in modo così drastico”, ammette Doyle.

Meno disuguaglianze, meno diritti

La ricerca dei politologi e degli economisti conferma invece la considerazione che i governi guidati da leader populisti hanno per elezioni, potere esecutivo e libertà di stampa. La qualità delle prime diminuisce, i vincoli sul secondo si allentano, la terza si riduce, “talvolta in maniera drammatica”. Ma se la povertà cresce, perché lamentarsi? Ecco il paradosso dei populisti di destra e di sinistra (perché, sì, in entrambi i casi le dinamiche sono le stesse dice lo studio): riducono le disuguaglianze ma erodono diritti. 

A ogni modo, il binomio non è imprescindibile, come dimostrano i casi di Brasile e Norvegia: nell'ordine, Lula e Stoltenberg hanno saputo ridurre le diseguaglianze nei loro Paesi. Senza toccare le libertà dei cittadini.

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