Mercoledì, 4 Agosto 2021
Lavoro

"Il Patto di stabilità tornerà nel 2022". Ma i fondi del Recovery rischiano di slittare

I frugali spingono per un ritorno delle regole fiscali il prima possibile, in modo da condizionare i bilanci già per il prossimo anno. I Paesi del Sud, invece, chiedono di accelerare sulla prima tranche di finanziamenti del piano di ripresa, che però potrebbe arrivare più tardi del previsto. Ecco perché

Il commissario Ue all'Economia Paolo Gentiloni

Da un lato c'è chi accelera perché il Patto di stabilità, sospeso con lo scoppio della pandemia, torni operativo il prima possibile. Dall'altro, c'è chi spinge perché i primi fondi del Recovery fund arrivino entro giugno. Ma per il momento, il secondo round dell'anno che si è chiuso ieri tra i ministri economici dell'Euro e dell'Ue non ha chiarito né quando e in che modo le regole fiscali torneranno in pieno vigore, né se la Commissione europea avrà modo prima dell'estate di raccogliere sui mercati le prime risorse del Recovery, per poi girarle agli Stati. Una situazione che, stando al direttore del Mes, l'olandese Klaus Regling, "preoccupa gli investitori". E forse non solo loro. 

Il Patto di stabilità

A rallentare le decisioni di politica economica dell'Europa, come al solito, vi sono le opposte fazioni: da un lato i frugali, che si appellano al Patto di stabilità per riportare sotto il controllo comunitario i bilanci nazionali (in particolare quelli dei Paesi ad alto debito pubblico come l'Italia), e dall'altro l'Italia stessa, supportata da Francia e Spagna, che invece frena sul Patto e chiede invece di accelerare nel disbrigo delle pratiche burocratiche per il Recovery.

Alla vigilia del doppio meeting tra i ministri economici, il presidente dell'Eurogruppo, l'irlandese Pascal Donohoe aveva rilasciato un programma d'azione che faceva intendere una certa fretta nel chiarire come e quando rimettere i bilanci nazionali sui binari del Patto di stabilità, anticipando a marzo la discussione (o la decisione) sulla rimozione della "General escape clause", ossia la clausola attivata per sospendere il Patto durante la pandemia. La mossa, sostenuta dai frugali, non era piaciuta ai Paesi del Sud. E anche il ministro dell'economia tedesco, il socialista Olaf Scholz, ha messo in guardia i colleghi da brusche accelerate sui temi della sostenibilità fiscale, visto che la pandemia è ancora lontana dall'essere debellata. 

Alla fine, come ha spiegato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, si è giunti a un compromesso: l'esecutivo Ue deciderà "la prossima Primavera se proporre la riattivazione delle regole sui conti pubblici, previste dal Patto di Stabilità e di crescita, a partire dal 2022". Mentre sulla General escape clause, "come detto più volte intendiamo prendere le decisioni durante il ciclo del semestre europeo e sulla base delle previsioni economiche di primavera", ossia a maggio. Ma prima ancora, "a inizio marzo - ha aggiunto Dombrovskis, considerato il punto di riferimento dei falchi del rigore a Bruxelles - vogliamo dare alcune indicazioni sulla nostra interpretazione della General escape clause e sulle condizioni per la sua riattivazione. Assieme a linee guida ai governi sulle misure di supporto e sulla loro graduale rimozione mentre la ripresa prenderà piede". Per parte sua Joao Leao, il ministro delle Finanze del Portogallo, Paese vicino alle posizioni dell'Italia e che ora ha la presidenza di turno dell'Ue, ha spiegato che la questione della riattivazione del Patto "la affronteremo prima dell'estate, in modo che ogni ministro possa poi preparare il bilancio per il prossimo anno".

I nodi del Recovery fund

Il dibattito sul ritorno del Patto di stabilità si intreccia a doppio filo con la corsa per far partire il Recovery fund (o Next Generation Ue che dir si voglia). Entro questa settimana, sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue il regolamento sul Recovery and resilience facility, il pezzo più importante del pacchetto per la ripresa. Ed entro marzo tutti gli Stati membri dovrebbero presentare i loro piani. A quel punto, la Commissione avrà 2 mesi di tempo per valutarli e approvarli, e altre 4 settimane aggiuntive serviranno per l'approvazione (a maggioranza qualificata) da parte del Consiglio degli Stati membri. Colpi di scena a parte, entro fine giugno Bruxelles potrà erogare le prime risorse (fino al 13% del budget previsto per i singoli Paesi entro il 2021).

Ma c'è un'altra questione da affrontare: le risorse proprie. Come è noto, per finanziare il Recovery la Commissione andrà a raccogliere le risorse sui mercati attraverso l'emissione di bond comuni europei. Ma per farlo, ha bisogno delle garanzie di tutti gli Stati membri, ossia le risorse proprie (da non confondere con le nuove tasse Ue che dovrebbero servire a ripagare gli interessi dei bond). "Trattandosi di spesa pubblica, sia pure teorica - spiega l'AdnKronos - la decisione deve essere ratificata dalle autorità di bilancio, cioè i Parlamenti nazionali: finora hanno provveduto alla ratifica solo 6 Stati membri dell'Ue".

Per questo, il Portogallo, a nome del Consiglio, ha ribadito l'appello affinché le ratifiche sulle risorse proprie arrivino "entro aprile", in modo da dare alla Commissione il tempo di emettere i bond, raccogliere i fondi, e girarli agli Stati già prima dell'estate. Il commissario Ue all'Economia Paolo Gentiloni si è detto fiducioso che i tempi previsti saranno rispettati. Meno sicuro sembra il capo del Mes Regling, secondo cui gli "investitori" sono preoccupati dai ritardi del Recovery, ritardi che potrebbero avere effetti negativi sui "tassi di crescita". E quindi anche sui debiti pubblici.

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