Gentiloni: "Il Patto di stabilità va adeguato, prime proposte nel 2020"

Il nuovo commissario all'Economia lancia la sfida ai falchi dell'austerity: "Regole sono state create in un determinato momento, in una crisi. E' il momento di aggiornarle". E sull'Italia: "Non usero' due pesi e e due misure"

Il Patto di stabilità non è stato scritto sulla pressione della crisi del debito, ma ora che questa crisi non c'è più, è giunto il momento di adeguarlo. Anche perché "siamo alla vigilia di un rallentamento della crescita" europea e bisogna spingere i Paesi Ue a maggiori investimenti nel clima e rimettere in moto l'economia. Il nuovo commissario Ue all'Economia, l'ex premier Paolo Gentiloni, lancia la sfida ai falchi dell'austerity. E lo fa dalle colonne del quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung. Forse proprio per inviare a un messaggio a chi, in Germania, non ha visto di buon occhio la nomina di un socialista italiano nel ruolo di guardiano del Patto e dei conti degli Stati membri. 

Non a caso, nell'intervista, Gentiloni chiarisce fin da subito che non farà sconti al suo Paese: "Non applicherò due pesi e due misure" rispetto all'Italia, dice. Per poi aggiungere sibillino: "La presidente Ursula von der Leyen ha più volte ripetuto quanto sia importante usare la flessibilità". Ma la parte più importante del suo intervento riguarda, come dicevamo, il Patto di stabilità, per molti in Ue una sorta di moloch intoccabile. "Dobbiamo essere chiari sul fatto che queste regole (del Patto, ndr) sono nate in un periodo particolare, di crisi - spiega Gentinoli - Ma ora ne siamo usciti, e abbiamo nuove sfide: la lotta contro i cambiamenti climatici e contro il rischio di avere per molto tempo una crescita lenta e un'inflazione bassa".

Per questo, prosegue il commissari Ue all'Economia, è necessario "adattare passo per passo" il quadro generale "a questo nuovo tempo", in modo da spingere i Paesi membri a maggiori investimenti nel clima e rimettere in moto l'economia. Gentiloni detta anche i tempi: "Su questa base ci saranno delle consultazioni, e nella seconda metà del 2020 potremmo già avere delle proposte" in merito.

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In un altro intervento, stavolta alla Febaf, la lobby europea delle banche italiane, l'ex premier avverte sui rischi imminenti per l'economia: "Quest'anno avremmo una crescita dell'1,1% e non ci sono previsioni che nel 2020 e nel 2021 ci sarà un rimbalzo della crescita. Siamo in una fase di rallentamento, specialmente nel settore manifatturiero e nei settori rivolti all'export". Rallentamento che non a caso "sta interessando soprattutto Italia e Germania". Di fronte a tali scenari, "la politica monetaria non basta", come successo negli ultimi anni, quando l'ex presidente della Bce, Mario Draghi, è riuscito a stimolare la crescita con iniziative come il quantitative easing. Serve rivedere le regole, ribadisce, con un "coordinamento delle politiche di bilancio". Il che, traduciamo noi, vuol dire maggiori investimenti a livello europeo da parte di quei Paesi, come Germania e Olanda, che hanno spazi di manovra maggiori nei loro bilanci. Perché se a una parte degli Stati membri, come l'Italia, si chiede di contenere le spese, occorre che chi se lo puo' permettere allarghi i cordoni della borsa. 

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