“Più tasse per i redditi più alti”: la proposta del ministro tedesco dell’Economia

Il made in Germany tiene botta. Solo l’8,2% delle imprese ha tagliato il personale dall’inizio della crisi. Ma i socialdemocratici pensano di aumentare le tasse sui ricchi come misura simbolo "dei un sistema fiscale equo"

FOTO ANSA-EPA/CLEMENS BILAN

Per Olaf Scholz, ministro dell’Economia della Germania, l’imposta sul patrimonio è il simbolo di “un sistema tributario equo”. E per far fronte alla crisi del coronavirus sarebbe meglio reintrodurla nel sistema fiscale tedesco, dove non viene riscossa dal 1997. Una richiesta che, forse non a caso, arriva in contemporanea coi dati confortanti sull’economia tedesca, ex locomotiva d’Europa certamente arrestata dal Covid-19, ma non per questo incapace di ripartire. Mentre l’omologo di Roberto Gualtieri propone l’aumento delle tasse sui patrimoni più alti, si viene infatti a sapere che soltanto l’8,2% delle piccole e medie imprese tedesche ha effettuato tagli al personale dall’inizio della crisi. 

L'intervista

Dati incoraggianti a parte, il dibattito politico si è comunque animato dopo l'intervista rilasciata al quotidiano "Der Tagesspiegel”, nella quale Scholz ha affermato che “i cittadini che guadagnano molto dovrebbero dare un contributo lievemente più alto”. Per Scholz, esponente del Partito socialdemocratico tedesco (SpD), “questo rimane l’obiettivo” della formazione di sinistra, e “sicuramente sarà nel programma” per le elezioni previste in Germania a settembre del 2021. A tal riguardo, il ministro delle Finanze tedesco ha fatto riferimento alle proposte della SpD per il voto federale del 2017

La proposta

In quella occasione, i socialdemocratici avevano richiesto un'aliquota fiscale massima del 45% e l'introduzione di un’imposta sul patrimonio. Il ministro delle Finanze tedesco oggi osserva: “Speriamo di non dimenticarlo. Ricordo ancora molto bene come, dopo la crisi finanziaria, alcuni che si salvarono grazie ai soldi dei contribuenti, si comportarono in seguito come se fossero i signori dell'universo e agirono come se potessero fare a meno degli altri”. Una situazione che, secondo la ricostruzione di Scholz, si potrebbe ripetere, dal momento che la Germania ha erogato più aiuti di Stato verso le proprie imprese di tutti gli altri Stati europei messi assieme.

Le combattive imprese tedesche

Potrebbero aver giocato un ruolo nella tempistica delle dichiarazioni di Scholz i dati che vedono le piccole e medie imprese tedesche resistere alla crisi provocata dalla pandemia di coronavirus, nonostante le gravi perdite. Come si apprende da un sondaggio condotto ad aprile scorso da Dz Bank e pubblicato dal quotidiano "Handelsblatt", soltanto l’8,2% delle Pmi tedesche ha effettuato tagli al personale. Il 21% delle aziende del settore ha richiesto i prestiti della banca statale Istituto di credito per la ricostruzione (Kfw), mentre il 54,5% ha presentato domanda di cassa integrazione per i propri dipendenti. “È gratificante che, nonostante il difficile contesto di mercato, le Pmi siano combattive e la maggior parte sia alla ricerca di soluzioni alternative per garantire le vendite", ha commentato Uwe Berghaus, membro del consiglio di amministrazione di Dz Bank. 

Le preoccupazioni dell'industria pesante e del settore auto

Tuttavia, secondo gli economisti dell'istituto di credito, molte società di piccole e medie dimensioni "dipenderanno dal sostegno del governo federale per evitare di presentare istanza di fallimento" a causa della recessione. Mentre oltre i tre quarti delle Pmi tedesche hanno valutato la loro situazione aziendale come "buona" o "molto buona" prima della pandemia e delle misure restrittive attuate per farvi fronte, soltanto la metà mantiene ora tale opinione. A essere particolarmente preoccupate sono le aziende dei settori metalmeccanico, meccanico, automobilistico e dei servizi. Secondo i dati del Kfw, il 58% delle circa 3,8 milioni di Pmi tedesche ha subito una riduzione delle entrate a marzo, pari a circa il 50% del valore normale in questo mese. In totale, si tratta di perdite per 75 miliardi di euro, il 2% delle vendite realizzate ogni anno dalle Pmi della Germania.

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