Ungheria e Polonia frenano il Recovery fund: a rischio i fondi 2021 per l'Italia

L'allarme del capo della diplomazia della Germania a Bruxelles: pesa il no di Orban e del governo di Varsavia sulle sanzioni per chi non rispetta le norme sullo Stato di diritto

Da sinistra il premier polacco Mateusz Morawiecki e quello ungherese Viktor Orban

Il governo ungherese di Viktor Orban e quello polacco stanno frenando l'accordo finale sul prossimo bilancio Ue, mettendo a rischio l'avvio dei primi finanziamenti del Recovery fund, che l'Italia (ma non solo) attende con ansia. È l'allarme lanciato dall'ambasciatore tedesco presso la Ue, Michael Clauss, in una nota in cui fa appello ad "aumentare notevolmente il ritmo dei negoziati" in corso tra il Consiglio degli Stati membri e il Parlamento europeo, cui spetta per l'appunto l'ultimo ok sul bilancio (o quadro finanziario pluriennale, come si chiama in gergo).

"Abbiamo urgente bisogno di un accordo globale sul pacchetto" sul quadro finanziario pluriennale Ue e il Recovery Fund, ma le trattative procedono "troppo lentamente" e così "corriamo il rischio di ritardare anche il Recovery fund", ha spiegato Clauss, che di fatto sta gestendo la patata bollente per conto di Berlino (la Germania è in questo momento il Paese che coordina i negoziati tra gli Stati membri avendo fino a fine dicembre la presidenza del Consiglio Ue). Per capire meglio il suo monito bisogna fare una precisazione: bilancio Ue e Recovery fund sono due partite separate, ma strettamente connesse, almeno secondo l'interpretazione del Consiglio degli Stati membri. Se sul Recovery l'accordo è stato raggiunto in estate, sul bilancio manca ancora l'ok definitivo del Parlamento. 

E proprio sfruttando il passaggio al Parlamento, i partiti vicini ai governi di Visegrad, in particolare Fidezs (il partito di Orban e membro del Ppe insieme a Forza Italia) e il PiS (il partito polacco che guida il gruppo europeo di Fratelli d'Italia), stanno puntando i piedi sulla questione dello stato di diritto, come Europa Today aveva anticipato a inizio mese. Senza accordo, la macchina Ue può continuare ad andare avanti con esercizi provvisori, ma questo non vale per le risorse del Recovery fund, che di fatto verrebbe bloccato (ribadiamo, sempre secondo l'interpretazione del Consiglio, come spiegheremo meglio più avanti).  

Il motivo dell'opposizione di Ungheria e Polonia riguarda il meccanismo per legare il rispetto dello stato di diritto all'erogazione dei fondi Ue, all'interno del bilancio comunitario per l'appunto: il compromesso trovato in estate, e su cui Orban e il premier polacco Mateusz Morawiecki avevano apposto la loro firma, a quanto pare non piace più ai partiti che guidano i rispettivi governi e che hanno un certo peso negli equilibri interni al Parlamento. La richiesta, pare, sia di un meccanismo che eviti di fatto lo stop ai fondi Ue nel caso in cui un Paese venga condannato dalla giustizia europea per aver violato lo stato di diritto. 

Clauss non entra nei dettagli, ma ammette che i negoziati "sono intensi" ma "estremamente complicati" proprio per via della mancanza di un accordo sullo stato di diritto. La Germania, ha aggiunto, "presenterà presto una proposta" su tale meccanismo che "seguirà da vicino la decisione del Consiglio europeo. L'obiettivo è proteggere il bilancio dell'Ue e, per la prima volta, sanzionare le violazioni dello stato di diritto nell'uso dei fondi di bilancio", ha concluso. 

Senza accordo sul bilancio, secondo il Consiglio, salta anche l'iter del Recovery fund. Ma questa interpretazione è stata contestata oggi dal Parlamento europeo, secondo cui le due procedure possono andare per strade diverse. I partiti della maggioranza (che hanno una forte presenza di italiani, francesi e spagnoli, ossia i più interessati a una partenza rapida del fondo anticrisi) vorrebbero proseguire i negoziati sul bilancio (in particolare sulle cosiddette risorse proprie e sul livello generale di spese) senza avere la spada di Damocle del Recovery fund, ossia venire accusati di averlo rallentato o bloccato. 

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