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Da sinistra, l'ex premier olandese Rutte, il cancelliere austriaco Kurz e la cancelliera tedesca Merkel

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"All'Ue mancano i Recovery plan di Olanda, Austria e Polonia"

Dai frugali come Amsterdam e Vienna, fino a Varsavia: i Paesi Ue che per mesi, per opposte ragioni, hanno ostacolato il fondo anticrisi di Bruxelles, adesso sarebbero in ritardo con i loro piani

Per mesi, da opposte fazioni, hanno ostacolato l'accordo finale sul Recovery fund. E adesso che il fondo anticrisi dell'Ue è pronto a partire, sono gli ultimi a consegnare i loro piani nazionali a Bruxelles. Parliamo dei big dei frugali, Olanda e Austria, ma anche della Polonia, che con gli alleati del gruppo di Visegrad ha minacciato di far saltare il tavolo per via del meccanismo sullo Stato di diritto. Insieme a loro, altri 5 Paesi (Irlanda, Lussemburgo, Lituania, Malta ed Estonia) fanno parte della lista di coloro che non avrebbero ancora inviato i Recovery plan nazionali alla Commissione europea. Un ritardo che potrebbe avere ripercussioni sull'avvio degli altri piani, a partire da quello più "ricco", quello italiano.

A renderlo noto è stata l'agenzia portoghese Lusa, che ha ottenuto le informazioni da una fonte Ue (il Portogallo detiene attualmente la presidenza del Consiglio europeo, ossia coordina i lavori della macchina legislativa di Bruxelles). La notizia, dunque, sembra avere una certa attendibilità, tanto che anche Euractiv, media specializzato sulla politica Ue, l'ha riportata.

Stando a quanto riporta Lusa, "finora, la Commissione ha ricevuto bozze di piani o molte componenti di essi da 19 Stati membri dell'Ue". Tra questi, ci sono Italia, Spagna e Francia, nell'ordine i 3 Paesi che riceveranno le fette maggiori del Recovery fund. E che stanno spingendo perché i fondi vengano erogati il prima possibile. Una pressione che potrebbe infrangersi con i ritardi burocratici legati all'approvazione dei piani nazionali. 

Anche per questo, il governo portoghese ha ribadito in queste ore l'importanza che il piano di ripresa venga attuato senza indugio. La responsabile di Lisbona per gli affari europei, Ana Paula Zacarias, ha avvertito che "c'è ancora molto lavoro da fare" e che è necessario garantire che tale lavoro non venga interrotto, data l'urgenza dei fondi. Un'urgenza che magari non hanno Olanda e Austria, che sono contributori netti del Recovery fund (ossia riceveranno meno di quanto metteranno di tasca propria), ma che invece dovrebbe essere condivisa dalla Polonia, che al contrario sarà tra i primi beneficiari netti del fondo anticrisi. 

Stando sempre a Lusa, la Commissione avrebbe sollecitato gli 8 ritardatari, e un funzionario di Bruxelles ha confermato che questo lavoro preparatorio mira a "facilitare il rapido processo decisionale nella fase di approvazione formale".

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