Olanda e Austria contro gli aiuti Ue all'Italia: "Concederemo solo prestiti"

In un documento del cosiddetto fronte dei frugali, di cui fanno parte anche Svezia e Danimarca, la risposta alla proposta del duo Germania-Francia e di quella dell'Italia: "No a mutualizzazioni dei debiti"

Da sinistra il premier olandese Rutte, il cancelliere austriaco Kurz e la cancelliera tedesca Merkel

No ad aiuti a fondo perduto per i Paesi più colpiti dalla crisi, ma un Recovery fund basato su "un approccio prestiti per prestiti" e di natura "temporanea, una tantum", con una clausola esplicita che indichi la fine del programma "dopo due anni". Dopo le indiscrezioni e le dichiarazioni dei giorni scorsi, Austria, Olanda, Svezia e Danimarca formalizzano in un documento congiunto la loro posizione sul fondo Ue per la ricostruzione post-coronavirus e più in generale sul Qfp, il bilancio pluriennale Ue 2021-2027. 

I 4, da cui sembra essersi sganciata la Finlandia, rappresentano il cosiddetto fronte dei frugali, ossia gli Stati membri che più si oppongono a un aumento del bilancio europeo, tanto pù all'istituzione di un fondo aggiuntivo che gravi sulle loro casse nazionali. Del resto, si tratta dei Paesi con la più alta ricchezza pro-capite dell'Unione, insieme alla Germania, che non a caso finora è stata al fianco del gruppo di frugali. Berlino, come sappiamo, ha deciso di trovare un'intesa con la Francia, che a sua volta si era fatta portavoce del resto dei Paesi Ue, in particolare di quelli del Sud, come Italia e Spagna. Il risultato dell'asse fanco-tedesco è stata la proposta di un Recovery fund da 500 miliardi di euro composto di aiuti a fondo perduto verso i Paesi e i settori più colpiti dal coronavirus e da finanziare con bond comuni e risorse proprie dell'Ue (ossia tasse raccolte direttamente da Bruxelles). 

Oltre al documento dei frugali e quello di Berlino e Parigi, ci sono almeno altri 2 documenti (uno promosso dall'Italia, l'altro dalla Polonia) che spingono per un Recovery fund più ampio, concordano sul fatto che vi siano aiuti a fondo perduto e non solo prestiti, ma differiscono sui metodi di assegnazione di queste eventuali nuove risorse (Roma spinge per privilegiare i Paesi più colpiti dal coronavirus, mentre Varsavia i settori economici più toccati dalla crisi). A fare sintesi tra le diverse posizioni e sfumature sarà la Commissione europea, che nei prossimi giorni presenterà la sua di proposta. Quello che si sa di certo è che il Recovery fund di Bruxelles sarà un mix tra aiuti a fondo perduto e prestiti.

Ma la partita non finisce certo con la proposta della Commissione. Come si è visto con i negoziati sul Qfp, che sono ancora in corso e non a causa del coronavirus, quello che dice Bruxelles deve fare i conti con gli Stati membri, cui spetta l'ultima parola. Ed è questo il motivo della mossa di Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, che già da un anno respingono con forza ogni misura di bilancio che possa comportare un esborso maggiore da parte dei Paesi più ricchi. O addirittura forme di mutualizzazione del debito, ossia mettere a disposizione i loro rating da favola per sostenere quelli negativi di Stati ad alto debito pubblico, Italia in primis.

E' questo il filo rosso che tiene insieme il documento dei frugali sul Recovery fund: "Ciò su cui non possiamo concordare sono strumenti o misure che portino alla mutualizzazione del debito, né a significativi incrementi del bilancio Ue", si legge. Il documento premette che "la crisi della Covid-19 colpisce duramente tutti gli Stati membri, socialmente e finanziariamente. E' nell'interesse di tutti riportare la crescita in tutti gli Stati membri il più presto possibile. Ciò richiede solidarietà europea e una strategia comune di ripresa". I frugali, sottolinea l'AdnKronos, concordano quindi sulla necessità del fondo, "per sostenere la ripresa economica e la resilienza dei servizi sanitari davanti possibili ondate future" della Covid-19. Il fondo, sottolineano, si aggiunge ad un Qfp"modernizzato", al pacchetto da 540 miliardi di euro già concordato (piano Bei, piano Sure e linee di credito del Mes) e alle altre iniziative "senza precedenti" prese a livello Ue e a livello nazionale.

In particolare, rimarcano i quattro frugali, il fondo dovrà fare in modo che "tutti gli Stati membri siano preparati per la prossima crisi. Un forte impegno per le riforme e per rispettare le regole di bilancio è essenziale per promuovere la crescita potenziale". I frugali sottolineano che un aumento dei contributi all'Ue, "a prescindere di come vengano finanziati, peseranno sui bilanci nazionali", già messi sotto pressione dalla necessità di combattere la recessione con misure espansive. I fondi, quindi, devono essere diretti a finanziare "le attività che contribuiscono alla ripresa dalla crisi di Covid-19 e alla resilienza futura". Pertanto, secondo i quattro, serve "un bilancio Ue modernizzato". E le coperture delle spese antipandemia possono essere trovate attraverso "risparmi" nel Qfp, rivedendo le "priorità" in aree "che hanno meno probabilità di contribuire alla ripresa". Una posizione simile in questo a quella dei sovranisti, come la Lega.0

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Le spese legate alla Covid-19 vanno "anticipate" ed eventualmente "rafforzate" per aiutare la ripresa. Inoltre, sottolineano, "la nostra posizione sul Qfp è invariata: continuiamo a richiedere contributi nazionali limitati e ricordiamo che la logica dietro le correzioni rimane valida", dove per correzioni si intendono probabilmente gli sconti ai contributi al bilancio Ue (i 'rebate'). Il Recovery fund, prosegue il testo, non deve portare ad alcuna "mutualizzazione del debito". Però, continuano, dovrebbe concedere "prestiti a condizioni favorevoli a beneficio deli Stati membri in stato di necessità, limitando il rischio per tutti gli Stati membri e con solidi incentivi". Il "rispetto dello Stato di diritto" e la "tutela della spesa dalle frodi" vanno assicurati, con un "forte coinvolgimento della Corte dei Conti Ue, dell'Olaf e dell'Eppo", la Procura Ue antifrodi. Nell'ambito dello sforzo per la ripresa, il mercato unico deve essere "ripristinato e approfondito", con una "politica industriale e per l'innovazione comune", fissando "un'agenda comune prima del 2021 e completando l'unione dei mercati dei capitali". "Il nostro obiettivo - concludono - è fornire risorse temporanee e dedicate attraverso l'Mff e offrire prestiti favorevoli a coloro che sono stati più colpiti dalla crisi". 
 

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