Il Nobel Stiglitz 'smentisce' Toti e Borghi: "Non esiste ripresa senza popolazione sana"

In un intervento pubblico, l'economista ribalta la tesi, sostenuta dal governatore ligure e dal parlamentare leghista, secondo cui le esigenze produttive devono venire prima di quelle sanitarie: "Il virus non riconosce le pari opportunità e attacca chi si trova nelle peggiori condizioni di salute, soprattutto tra i più poveri"

Il premio Nobel per l'Economia, Joseph Stiglitz

"Non esiste ripresa economica globale senza una popolazione sana e queste sono le stesse ragioni che hanno consentito ad alcuni Paesi di avere più successo di altri nel contenimento del contagio e della mortalità. Il virus non riconosce le pari opportunità e attacca chi si trova nelle peggiori condizioni di salute, soprattutto tra i più poveri. Solo grazie a una maggiore fiducia e rispetto della scienza e all'adozione di misure di protezione e coesione sociale, sarà possibile gestire le conseguenze economiche della peggiore pandemia del secolo e del peggiore declino economico dalla Grande Depressione". È il richiamo di Joseph Stiglitz, Nobel per l'Economia nel 2001 e professore alla Columbia University di New York, protagonista della cerimonia di apertura del nuovo anno accademico dell'Unicamillus. Parole che sembrano una risposta alle polemiche di questi giorni scoppiate prima con il post del governatore ligure Giovanni Toti (che in un tweet ha definito gli anziani non "indispensabili" ai fini produttivi) e poi rinfocolate dal leghista Claudio Borghi, secondo cui la Costituzione italiana protegge prima il lavoro della salute. 

Di diverso avviso l'economista statunitense, che nel corso del suo intervento ha dato agli Stati le 'pagelle' sulle misure adottate contro pandemia: giudizio sospeso sull'Italia e dito puntato contro gli Stati Uniti. "Tra i Paesi capaci ci sono Germania, Cina, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Taiwan e un sorprendente Vietnam. Male invece gli Stati Uniti e ancora peggio il Brasile e l'India - spiega - Tra i Paesi avanzati gli Stati Uniti registrano una fra le più basse aspettative di vita e le maggiori disuguaglianze in campo sanitario. Per esempio, il congedo retribuito per malattia non è garantito e molte persone sono andate a lavorare diffondendo il virus e aggravando la situazione. Anche il sistema di assistenza sanitaria è meno resiliente e gli Stati Uniti hanno affrontato l'impennata dei contagi come automobili senza ruota di scorta".

Secondo Stiglitz, "la scarsa fiducia e considerazione per la scienza, soprattutto da parte del governo Trump, e una minore coesione sociale dimostrata dallo scarso uso della mascherina per il minor rispetto tra gli individui, hanno contribuito a una maggiore diffusione del contagio e alla perdita del controllo sulla pandemia. Ora c'è bisogno di una visione dell'economia e della società post pandemia - sottolinea - che superi le disuguaglianze che il virus ha aggravato, e l'Europa sta facendo un lavoro di gran lunga migliore rispetto agli Stati Uniti".

"Il mondo ha bisogno che la comunità medica internazionale si concentri anche sulla pandemia e le altre emergenze sanitarie dei Paesi in via di sviluppo, perché non si può avere un'economia sana senza una popolazione sana in ogni parte del mondo - commenta Gianni Profita, rettore UniCamillus - Trascurare le epidemie e le altre emergenze sanitarie dei Paesi in via di sviluppo vuol dire mettere a rischio, oggi più che mai, anche le certezze sulle quali, nel corso degli anni, gli Stati più economicamente avanzati hanno fondato il proprio sviluppo. Di sicuro non ce lo possiamo più permettere". 

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