Martedì, 22 Giugno 2021
Lavoro

Le multinazionali saranno obbligate a pubblicare i profitti ottenuti nei singoli Paesi Ue

Polemiche le organizzazioni a tutela della giustizia fiscale, che chiedevano che l'obbligo di trasparenza venisse esteso a tutte le entrate globali. Le grandi aziende dovranno pubblicare i dati a partire dal 2023

Si è raggiunto l’accordo tra legislatori Ue sulle nuove regole di trasparenza fiscale che obbligheranno, a partire dal 2023, tutte le aziende con un fatturato globale annuo superiore ai 750 milioni di euro a pubblicare i propri dati fiscali in un formato standardizzato sui propri siti web. Le cifre dovranno includere anche il giro d’affari delle succursali delle grandi aziende e andranno messe a disposizione dell’intero pubblico. Tra le informazioni da pubblicare ci sarà anche il numero di dipendenti a disposizione in ogni ufficio nell’Ue. Un chiaro tentativo, quest’ultimo, di mettere fine al fenomeno delle filiali fittizie aperte nei Paesi che garantiscono le regole fiscali più ‘soft’.

Combattere l'elusione

Per gli eurodeputati e i rappresentanti dei Governi nazionali che hanno raggiunto l’accordo sulla nuova legislazione, si tratta di un grande passo avanti nella lotta all’elusione fiscale all’interno dell’Unione europea, che ogni anno priva le casse tributarie nazionali di un ammontare compreso tra i 35  e i 70 miliardi di euro. Il progetto di legislazione Ue era inoltre nato subito dopo lo scandalo dei Panama Papers del 2016, quando emerse che un complicato schema di oltre 200mila società offshore aveva consentito non solo l’elusione fiscale su larga scala, ma anche il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali, come quelle dei cartelli della droga messicani. 

Stretta sui paradisi fiscali

Le nuove regole dovrebbero agire anche contro questo tipo di abusi, dal momento che le relazioni obbligatorie sulla trasparenza fiscale andranno applicate, oltre che a tutti gli Stati Ue, all’elenco delle “giurisdizioni non cooperative a fini fiscali al di fuori dell’Ue”, ovvero ai paradisi fiscali che rientrano nelle cosiddette blacklist e liste ‘grigie’, stilate ogni anno dalle istituzioni europee.

Le critiche

Nonostante le diverse novità contenute nella legislazione, gli attivisti per la trasparenza fiscale sostengono che le nuove disposizioni non faranno abbastanza per combattere il fenomeno dell’elusione. Organizzazioni non governative come Oxfam e Transparency International hanno fatto notare che gli obblighi di divulgazione sono limitati alle operazioni nell’Ue delle multinazionali. Le organizzazioni a tutela della trasparenza hanno dunque puntato il dito contro i Governi nazionali, accusati di aver impedito di andare oltre per includere i profitti globali delle grandi aziende.

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