“I soldi dei missili della Nord Corea riciclati in Lettonia? Non abbiamo poteri per indagare”. La Bce alza le mani

Secondo gli Stati Uniti, un istituto lettone avrebbe “lavato” 13 miliardi, fondi che sarebbero poi arrivati a Pyongyang. Uno scandalo cui si aggiunge l'arresto di uno dei membri del board dell'istituto di Francoforte. Ma la numero uno della vigilanza bancaria europea: “Le indagini spettano agli Stati membri”

La banca centrale lettone / EPA/VALDA KALNINA

Lo scandalo è partito dalla periferia Est dell'Ue e pian piano si sta propagando a Francoforte e Bruxelles, passando per Washington e Pyongyang. Un intreccio di corruzione e riciclaggio che vede la Lettonia al centro, con il suo governatore centrale in manette. E con gli Usa a puntare il dito per presunti fondi sporchi passati da una banca di Riga e finiti per finanziare il programma missilistico della Corea del Nord. In tutto questo, gli occhi sono puntati su chi, sulla carta, vigila sulle banche europee, lettoni comprese, ossia la Bce. Che pero', dopo un lungo silenzio, alza le mani: “Non abbiamo poteri per scoprire il riciclaggio di denaro sporco”.

Una vigilanza a metà

A dirlo è stata Daniele Nouy, la numero uno dello Ssm, il meccanismo unico di vigilanza di Francoforte. Lo stesso Ssm che sta passando ai raggi x i conti degli istituti di credito di tutta l'Unione, alla ricerca di crediti deteriorati e buchi di bilancio. Ma che evidentemente oltre un certo livello di “approfondimento” non puo' andare. “Quando hanno creato la struttura dello Ssm – ha spiega Nouy al Financial Times - gli Stati membri dell'Ue hanno scelto di mantenere la responsabilità di combattere il riciclaggio di denaro sporco a livello nazionale". In altre parole, la Bce “non ha i poteri investigativi per svelare tali carenze. Questo è il compito delle autorità nazionali antiriciclaggio. Solo quando tali violazioni sono state stabilite dall'autorità nazionale competente, la Bce può tener conto di questi fatti ai fini dei propri compiti", ha aggiunto Nouy. 

Il caso lettone

Le dichiarazioni di Nouy stanno alimentando il dibattito intorno alla Bce, che ha visto un membro del proprio board, il governatore della banca centrale lettone, Ilmars Rimsevics finire in carcere per corruzione. Negli stessi giorni, il Tesoro degli Stati Uniti ha accusato Ablv, la terza banca della Lettonia, di aver contribuito a finanziare i pagamenti per realizzare il programma missilistico della Corea del Nord. Secondo le accuse americane, la Ablv avrebbe consentito il riciclaggio di fondi sporchi che poi sarebbero arrivati a Pyongyang. I depositi sospetti ammonterebbero a 13 miliardi. “Temporaneamente e fino a nuove indicazioni, è stato imposto alla Ablv il divieto di effettuare qualsiasi forma di pagamento”, ha stabilito la Bce. 

Non è la prima volta che il sistema bancario lettone viene accusato di opacità. Nel 2014, scrive il Sole 24 Ore, “il sistema bancario lettone è stato coinvolto in un’ampia inchiesta su operazioni di riciclaggio di denaro del valore di un miliardo di dollari che coinvolgevano Russia, Moldavia e altri Paesi ex-comunisti, compresa la Corea del Nord. Cinque banche sono state sanzionate l’anno scorso per non aver posto in essere adeguati controlli al loro interno. E le regole sul settore finanziario sono state irrigidite”. Forse non abbastanza. 

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