Martedì, 21 Settembre 2021
Lavoro

I migranti lavorino per lo Stato o niente reddito di cittadinanza: stretta della Danimarca sulle donne "non occidentali"

La mossa di Copenaghen riguarda almeno 20mila assistiti di origine straniera: "Hanno il dovere di contribuire e rendersi utili"

La premier danese Mette Frederiksen / European Council

Il governo è formalmente di centrosinistra, ma sui migranti è da tempo schierato sulle posizioni della destra, con una retorica che per alcuni è islamofobica. E l'ultima misura "sociale" non fa eccezione: la Danimarca non verserà più sussidi come il reddito di cittadinanza a migliaia di residenti stranieri senza occupazione, e solo a loro, se questi si rifiuteranno di svolgere almeno 37 ore alla settimana di lavori socialmente utili. L'annuncio è arrivato direttamente dalla premier Mette Frederiksen, leader socialdemocratica al potere con una coalizione sostenuta, ma non in questo caso, dai partiti di sinistra. 

La misura

La proposta di legge, ribattezzata "La Danimarca può fare di più", prevede che le indennità di disoccupazione sarebbero ridotte per i neolaureati e abolite del tutto per i migranti che sono in Danimarca da almeno tre anni, che non possono dimostrare una conoscenza di base del danese e che non hanno un lavoro a tempo pieno. Per non perdere il sussidio, il migrante dovrebbe accettare di svolgere lavori socialmente utili per almeno 37 ore alla settimana. “Potrebbe essere un lavoro in spiaggia per raccogliere mozziconi di sigaretta o plastica, o dare una mano allinterno di un'azienda ", ha affermato il ministro del Lavoro Peter Hummelgaard. "La cosa più importante per noi è che le persone escano dalle loro case".  Per la premier Frederiksen, "le persone hanno il dovere di contribuire e rendersi utili e se non riescono a trovare un lavoro regolare dovranno lavorare per la loro indennità sociale. Per troppi anni abbiamo reso un disservizio alle persone non aspettandoci nulla da loro”, ha aggiunto.

I "non occidentali"

La misura dovrebbe riguardare circa 20mila immigrati, principalmente donne nate nei Paesi islamici. Che siano loro il target lo ha chiarito la stessa premier, citando tra i potenziali "beneficiari" della nuova misura le donne provenienti dal Medio Oriente, dal Nord Africa, dalla Turchia, dall'Afghanistan e dal Pakistan, circa il 60% delle quali sono senza lavoro. "È un grave problema quando abbiamo un'economia così forte, in cui la comunità imprenditoriale richiede lavoro, e dall'altro lato abbiamo un gruppo numeroso, principalmente donne con origini non occidentali, che non fanno parte del mercato del lavoro", ha detto Frederiksen. 

Stretta sui migranti

La misura del governo, dunque, affronta due nodi: da un lato, l'alto tasso di disoccupazione (e di spesa sociale) riguardante i migranti, dall'altro la carenza di manodopera lamentata dalle aziende danesi. Altra questione calda è quella delle tensioni all'interno dei centri urbani, in particolare nei quartieri che vengono definiti "ghetti" da un documento pubblico elaborato per conto del governo. Una prima mossa dell'esecutivo di Copenaghen era stata, nel marzo scorso, quella di proporre un tetto del 30% ai residenti "non occidentali" in un determinato quartiere. Altra misura è stata quella di restringere le porte di ingresso ai migranti, anche ai richiedenti asilo, potenziando i rimpatri. Di recente, la Danimarca ha comunicato alla Commissione europea l'intenzione di continuare le espulsioni degli afghani nonostante la grave situazione umanitaria nel Paese. A giugno, invece, una legge aveva previsto il finanziamento di centri di accoglienza, ma in Paesi extra-Ue.

Tutte misure che in Europa sono sposate dalla destra, e che stanno provocando non pochi imabarazzi ai partiti di sinistra della coalizione. I quali hanno annunciato che non voteranno in Parlamento la proposta di tagli ai sussidi sociali per i migranti: Mai Villadsen, 29 anni, deputata del partito di sinistra ed ecologista Enhedslisten, ha descritto la misura "stupida e antisociale" e ha promesso di "combatterla con le unghie e con i denti". Ma ai socialdemocrati basteranno i voti dell'opposizione di centrodestra per farla passare alla Camera. Ed è molto probabile che ce la faranno.

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