"Il Mes senza austerity e Troika è possibile, ma Italia non lo attivi da sola"

Le indiscrezioni stampa sulla cosiddetta 'sorverglianza rafforzata' hanno rinfocolato le accuse contro il Meccanismo europea di stabilità. Per l'economista Fabrizio Pagani, la scure di un memorandum di riforme nella versione 'light' c'è, ma può essere eliminata

Il diavolo, si sa, sta nei dettagli. E nonostante in Italia la polemica politica intorno al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, si trascini già da diverse settimane, i dettagli su come funzionerà il fondo nella versione 'light' concordata all'ultimo vertice Ue sono ancora tutti da stabilire. A lavorarci saranno per primi i ministri dell'Economia della zona Euro. E a seconda di come andranno le trattative, il Mes potrebbe rivelarsi alla fine meno 'light' di quello che i suoi promotori sostengono. Ma anche il contrario. Lo chiarisce bene l'economista Fabrizio Pagani in una intervista all'agenzia Agi, dopo le ultime polemiche nate dalla rivelazione della prima bozza di accordo sul fondo.

Prima di andare avanti, facciamo un passo indietro: nel primo (e si spera non ultimo) pacchetto di misure dell'Ue per affrontare la crisi del coronavirus, sono stati inseriti 200/240 miliardi di prestiti attivabili per tutti gli Stati membri che ne intendono fare richiesta. Poiché il Mes ha, per alcuni, la fama di essere il braccio armato dell'austerity per togliere sovranità ai Paesi in difficoltà economica, ministri e leader Ue hanno concordato di alleggerire le condizioni che scattano con i prestiti. Nasce cosi' il Mes 'light', ossia un fondo speciale legato solo alla copertura delle spese sanitarie "dirette e indirette", con prestiti erogabili senza le famigerate condizioni. Almeno se tutto fila liscio. E proprio qui casca l'asino. 

Come sostenuto in Italia già dall'opposizione e da un pezzo del Movimento 5 stelle, e come confermato dalle rivelazioni da parte di Repubblica, la bozza in mano ai governi per le trattative finali prevede la cosiddetta 'sorveglianza rafforzata'. Di cosa stiamo parlando? La sorveglianza rafforzata "è un elemento che nel Mes c'è sempre stato", spiega Pagani, ex Osce ed ex capo della Segreteria tecnica del ministero dell'Economia. Non è il controllo della Troika, perché manca il Fmi, ma si tratta di un "controllo specifico delle istituzioni comunitarie (Commissione e Bce, ndr) sulla politica economica del Paese".

Questa sorveglianza rafforzata, stando sempre alla bozza del Mes light, non scatterebbe automaticamente con l'attivazione del prestito, come successo finora ("Non è una conseguenza necessaria", conferma Pagani). Ma il rischio c'è e comporterebbe a sua volta la possibilità che l'Ue richieda al Paese "un programma di aggiustamento, il che significa ad esempio certe riforme, una riduzione del deficit, una riduzione del debito". Come sventare questo rischio? 

Secondo quanto spiega l'Agi, funziona cosi': "Una volta ricevuta la linea di credito, il Paese membro deve fare dei rapporti regolari su come questi soldi vengono spesi, questi rapporti regolari sono sottoposti a un esame da parte della Commissione che, se vede uno scostamento da quello che deve essere il quadro delle misure che devono essere prese, puo' effettivamente far intervenire il Consiglio dell'Ue e chiedere al Paese di iniziare un programma di aggiustamento macroeconomico". In altre parole, dato che i soldi del Mes light sono legati alle sole spese sanitarie, se si scopre, per esempio, che l'Italia li ha usati per finanziare banche o imprese, allora scatterebbe la sorveglianza rafforzata e, un passo avanti dopo, il programma di aggiustamento (le famigerate riforme strutturali).

Il nostro esempio parla dell'eventualità di un uso distorto dei fondi del Mes. Ma secondo un'interpretazione rilanciata da alcuni esponenti del M5s, la sorveglianza rafforzata potrebbe scattare anche qualora il Paese che ha attivato il fondo faccia fatica a restituire il prestito. Un'eventualità, questa, che con la recessione attesa potrebbe essere più che concreta. A conti fatti, dunque, il Mes light comporta dei rischi. "I 'pericolosi sovranisti che diffondevano fake news' sul Mes avevano ragione. Le trattative sono ancora in corso e vediamo come si comporterà il governo italiano, ma una cosa é chiara: le 'condizionalità light' non esistono e la strada verso il commissariamento appare già segnata", dice l'eurodeputato di Fratelli d'Italia, Carlo Fidanza.

Proprio per evitare le critiche dell'opposizione (e le tensioni con un pezzo dei 5 stelle), il premier Giuseppe Conte ha finora assicurato che l'Italia non attiverà il fondo. Ma le lungaggini nelle trattative sulle alternative al Mes (tradotto, il Recovery fund) vanno per le lunghe e anche se si velocizzassero le risorse non arriverebbero in tempi rapidi. L'Italia, insomma, schiacciata tra il suo alto debito pubblico e la necessità di immetterà liquidità nelle tasche di imprese e famiglie, potrebbe trovarsi a corto di soldi. E a quel punto il Mes, che vale almeno 37 miliardi di prestiti, sarebbe una scelta inevitabile.   

Ecco perché gli sherpa del governo sono al lavoro sui dettagli dell'accordo. Stando sempre a Pagani, la scure dell'austerity potrebbe venire eliminata dal tutto: "Se c'è una decisione dei Paesi membri, dei Paesi del board del Mes" la sorveglianza rafforzata "probabilmente si puo' togliere". Ma la vera questione, secondo l'economista, è un'altra; se l'Italia vuole utilizzare il Mes "deve convincere gli altri Paesi, in particolare Francia e Spagna a usarlo stesso momento e con le stesse condizioni, cosi' anche i mercati la leggono in maniera diversa. Se fossimo gli unici ad accedere al meccanismo del Mes credo che sarebbe più problematico", avverte. 

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