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Margrethe Vestager. Photo: European Union, 2020

Margrethe Vestager. Photo: European Union, 2020

Bruxelles minaccia di "spezzettare" Google e Facebook. Sullo sfondo, la sovranità digitale dell'Ue

Bruxelles pubblica nuove regole sul mercato digitale con una stretta sui giganti del web. Previste anche sanzioni fino al 10% del fatturato. Vestager: “Le regole sulla concorrenza non sono sufficienti”. Ma Mountain View non ci sta: “Norme mirate”

Multe fino al 10% del fatturato delle grandi piattaforme e possibilità di “separazione strutturale” dei BigTech che sgarrano più e più volte. La Commissione europea vuole alzare l’asticella della regolamentazione per costringere i colossi del web ad assumersi maggiori responsabilità. Lo fa presentando due testi di regolamento - che, a differenza delle direttive, sono applicabili in maniera più rapida e uniforme in tutta l’Ue - per aggiornare l’ormai obsoleta direttiva E-commerce, un testo risalente al 2000, quando ancora Facebook, YouTube, Twitter e Instagram non erano altro che pura fantascienza.

“Non diremo mai che un'impresa è troppo grossa” ha messo le mani avanti il commissario al Mercato interno Thierry Breton durante la presentazione del testo. “Ma più le piattaforme online sono grandi, maggiori sono gli obblighi da rispettare”, ha avvertito il francese. L’annuncio della proposta ha subito scatenato la reazione di Google, uno dei convitati di pietra del testo, i cui vertici si dicono “preoccupati” che le nuove norme siano “mirate specificamente a un gruppo ristretto di aziende”. 

Il possibile 'spezzatino'

A far paura ai colossi, in particolare, è il possibile ‘spezzatino’, come lo chiama l’agenzia AdnKronos, delle attività delle grandi imprese digitali che violano ripetutamente le regole Ue e che spesso entrano in aperto conflitto con i competitor usando metodi che sarebbero a dir poco illegittimi nel mondo ‘reale’. In forza del Digital Services Act (già famoso con l’acronimo Dsa), l’Ue potrebbe ordinare ai cosiddetti ‘gatekeeper’, ovvero alle più grandi piattaforme, di “vendere un'attività o sue parti, come la vendita di unità, di beni, di marchi o diritti di proprietà intellettuale”. Provvedimenti che riprendono a grandi linee i principi dell’antitrust europeo, ma che difficilmente verranno digeriti dal mondo dell’economia digitale, abituato alle acquisizioni dei concorrenti orientate da mire monopolistiche. 

Lo "spezzatino" potrebbe aiutare le imprese 'made in Europe' a inserirsi nel mercato acquisendo quote oggi in mano principalmente ai giganti Usa (ma anche a quelli asiatici). Il presidente francese Emmanuel Macron non ha mai fatto mistero di voler promuovere dei colossi digitali Ue (meglio ancora se transalpini) e insieme alla Germania sta lavorando alla creazione di Gaia X, ossia il cloud europeo che dovrebbe dare all'Ue quella "sovranità digitale" che non ha mai avuto.  

I due testi presentati

Andando nello specifico della proposta, la Commissione europea ha scelto di portare avanti una riforma dello spazio digitale che comprende una serie completa di nuove norme per tutti i servizi sul web, compresi i social media, i negozi online e altre piattaforme. I testi sono due: la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali. Le piattaforme online - ammette Bruxelles in una nota - hanno creato vantaggi significativi per i consumatori e per l’innovazione e hanno agevolato gli scambi transfrontalieri all'interno e all'esterno dell’Unione, aprendo anche nuove prospettive a un'ampia gamma di aziende e di operatori commerciali europei. Ma allo stesso tempo “possono essere utilizzate come mezzo per la diffusione di contenuti illegali o per la vendita online di beni o servizi illegali”. Alcuni grandi operatori “sono diventati spazi quasi pubblici per la condivisione di informazioni e per il commercio online e hanno assunto una natura sistemica, il che comporta rischi particolari per i diritti degli utenti, i flussi di informazioni e la partecipazione del pubblico”. Di qui la scelta di predisporre “obblighi vincolanti a livello Ue” che “si applicheranno a tutti i servizi digitali che collegano i consumatori a beni, servizi o contenuti”. Saranno inoltre previste nuove procedure per una più rapida rimozione dei contenuti illegali e una protezione globale dei diritti fondamentali degli utenti online.

La legge sui servizi digitali

Concretamente, la legge sui servizi digitali introdurrà una serie di nuovi obblighi armonizzati a livello Ue per i servizi digitali, calibrati in funzione delle dimensioni di tali servizi e del loro impatto. Si parte dalle norme per la rimozione di beni, servizi o contenuti illegali online per arrivare a nuovi obblighi per le piattaforme di grandi dimensioni di adottare misure per contrastare il rischio di abusi dei loro sistemi. Si chiede alle grandi imprese digitali di adottare misure di trasparenza di ampia portata, anche per quanto riguarda la pubblicità online e gli algoritmi utilizzati per consigliare contenuti agli utenti. In particolare, le piattaforme che raggiungono più del 10% della popolazione dell'Ue (45 milioni di utenti) saranno considerate “di natura sistemica” e dunque assoggettate non solo a obblighi specifici di controllo dei propri rischi ma anche all'introduzione di una nuova struttura interna di sorveglianza. All'interno di questo nuovo quadro in materia di responsabilità si inserirà l'attività di un Consiglio dei coordinatori nazionali dei servizi digitali, e la Commissione sarà dotata di poteri speciali per quanto riguarda la supervisione delle piattaforme molto grandi, anche con la possibilità di sanzionarle direttamente.

La legge sui mercati digitali

La legge sui mercati digitali affronta invece le conseguenze negative derivanti da determinati comportamenti delle piattaforme che hanno assunto il ruolo dei cosiddetti gatekeeper del mercato digitale. Si tratta di piattaforme che hanno un impatto significativo sul mercato interno, fungono da importante punto di accesso attraverso il quale gli utenti commerciali raggiungono i consumatori e godono, o potranno presumibilmente godere, di una posizione consolidata e duratura, che può conferire loro il potere di agire come legislatori privati e di costituire una strozzatura tra le aziende e i consumatori. Talvolta queste imprese hanno il controllo su interi ecosistemi di piattaforme e, qualora un gatekeeper ponga in essere pratiche commerciali sleali, nuovi servizi innovativi e concorrenti potrebbero rimanere esclusi dall'offerta al consumatore o il loro accesso potrebbe essere ostacolato. Questo si verifica, ad esempio, quando queste pratiche comportano l'uso sleale dei dati delle aziende attive su tali piattaforme o determinano situazioni in cui gli utenti sono vincolati a un determinato servizio e hanno poche possibilità di sceglierne un altro, si legge in una nota dell’esecutivo Ue.

Separare i dati

I cosiddetti gatekeeper, con “un ruolo forte definito dalle dimensioni”, ha spiegato la vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager, “non potranno più utilizzare i dati delle imprese con le quali sono in concorrenza, quindi dovranno utilizzare dei 'silos' di dati per tenerli separati”. “Con questa nostra proposta - ha detto la danese - andiamo ad integrare la regolamentazione europea come già fatto sul mercato dell'energia e altri ambiti” perché “la regolamentazione sulla concorrenza non è sufficiente”. La legge sui mercati digitali si applicherà solo ai principali fornitori dei servizi di piattaforme di base più inclini a ricorrere a pratiche sleali, come i motori di ricerca, i social network o i servizi di intermediazione online, che soddisfano i criteri legislativi oggettivi per essere designati come controllori dell’accesso. Bruxelles mira non solo a vietare una serie di pratiche chiaramente sleali, come impedire agli utenti di disinstallare software o applicazioni preinstallati, ma anche a imporre ai gatekeeper di predisporre in modo proattivo determinate misure, ad esempio misure mirate che consentano al software di terzi di funzionare correttamente e di interoperare con i loro servizi.

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