Migranti, il Marocco dice no a centri Ue nel suo territorio: “Sono contro la nostra politica”

Intanto da Strasburgo arriva l'ok all'accordo con Rabat per una serie di investimenti europei su ricerca e innovazione nel Paese africano

Il Marocco non è disposto a offrire all'Unione europea la possibilità di aprire sul suo territorio centri di protezione per ospitare i migranti in attesa che le loro richieste di asilo siano considerate dai paesi europei. Lo ha detto il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita, secondo quanto raccolto dal quotidiano tedesco Die Welt. 

“Il Marocco è in generale contro qualsiasi forma di centro. E' un elemento cruciale della nostra politica sui migranti e la posizione di un paese sovrano", ha detto Bourita, denunciando che tali centri sono controproducenti e che la posizione di Rabat è ferma e non cambierà con la promessa di finanziamenti. 

"E' troppo facile dire che si tratta di una opportunità per il nostro paese", ha aggiunto. La cancelliera tedesca Angela Merkel aveva proposto un accordo fra paesi europei per evitare l'arrivo dei cosiddetti migranti secondari in Germania e per aprire centri di accoglienza in paesi terzi. L'ipotesi di aprire centri di protezione nei paesi di transito è sostenuta da diversi altri paesi europei, fra cui l'Italia.

L'ok del Parlamento Ue all'accordo su ricerca e innovazione

La molla degli investimenti per convincere il Marocco a realizzare queste strutture, per il momento, non sembra funzionare. Ma l'Ue ci prova lo stesso. E' di oggi l'ok del Parlamento europeo all'accordo  per la partecipazione del Marocco al partenariato su ricerca e innovazione nell'area del Mediterraneo. 

A occuparsi del testo votato a larga maggioranza dall'Aula di Strasburgo è stato l'italiano Aldo Patriciello, eurodeputato di Forza Italia. Secondo Patriciello, si tratta di “un grande passo in avanti per affrontare seriamente l'emergenza migratoria"
 
"L'accordo approvato - spiega l'eurodeputato azzurro - muove nella giusta direzione, affrontando di petto alcune delle cause profonde della migrazione, attraverso investimenti importanti destinati a quell'area. Credo sia necessario affrontare i problemi cercando di rimuovere le cause principali, piuttosto che subirne passivamente le conseguenze o, peggio ancora, isolarsi in un protezionismo fine a se stesso e fuori dal tempo".
 

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