Per “placare” i gilet gialli ora la Francia infrangerà il tetto del 3%

Le misure promesse da Macron per fermare le proteste costeranno tra gli 8 e i 10 miliardi. Facendo salire la spesa sopra i limiti del Fiscal compact. E la Commissione Ue ha già annunciato che vigilerà sui conti

Il presidente francese Emmanuel Macron

Venire incontro alle proteste che stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia? O rispettare le regole europee sui bilanci nazionali? E' il dilemma che il presidente dell'Eliseo, Emmanuel Macron, sembra avere sciolto ieri con l'annuncio di un piano straordinario di misure per fermare la rivolta dei gilet gialli. Piano che di fatto, secondo gli economisti transalpini, porterà a infrangere, e non di poco, il fatidico tetto del 3% del Fiscal compact. 

Il "costo" della protesta

I provvedimenti di emergenza, presi per placare la "giusta collera" dei gilet gialli prima di sabato prossimo, quando potrebbe scattare l'atto quinto della protesta che ha messo a soqquadro la Francia, prevedono misure costose per le casse pubbliche, come i bonus ai lavoratori e le detassazioni, oltre agli aumenti di 100 euro per gli stipendi minimi. Secondo Olivier Dussopt, segretario di Stato al Bilancio, queste misure costeranno tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, “e stiamo cercando di capire come finanziarlo", ha aggiunto. 

Il nodo del deficit

Il problema è che la prima bozza della manovra di Parigi era già al limite: 2,8% nel rapporto deficit/Pil, a un passo dunque dal tetto del 3%. Secondo diversi economisti, con questi provvedimenti il rapporto schizzerà al 3,5%. Macron adesso dovrà convincere Bruxelles della necessità di venire meno al rispetto delle regole, in un momento in cui la Commissione europea è impegnata in un altro braccio di ferro, quello con il governo italiano. “Come possiamo concedere a voi uno sforamento del genere, se fino a ieri chiedevate con noi all'Italia di rispettare i patti?”, potrebbe essere la risposta di Bruxelles al piano transalpino.

L'imbarazzo di Bruxelles

Che dalle parti della Commissione ci sia imbarazzo, lo si è capito dalle parole del vicepresidente Valdis Dombrovskis, che ha subito annunciato che Bruxelles vigilerà sui conti. Mentre il commissario all'Economia, il francese Pierre Moscovici, che fino a pochi giorni fa chiedeva un ulteriore sforzo al suo Paese per ridurre il deficit, adesso apre la porta a Macron: “L'importante è che il rapporto deficit/Pil resti sotto il 3% considerati i due anni”, ossia il 2019 e il 2020. In sostanza, la soluzione potrebbe essere: sforate oggi, rientrate domani. Che è la stessa modalità che il governo italiano ha finora chiesto, ma invano. 

"La Francia è la nuova Italia"

E' vero anche che a dispetto di Roma, Parigi ha un debito pubblico decisamente più sano. Ma è chiaro che in sede di trattative, la nuova posizione francese potrebbe “rafforzare” le richieste di Salvini e Di Maio. Il parallelo tra i due Paesi non è poi cosi' campato per aria: oggi la stampa tedesca ha accusato Macron di aver trasformato la Francia in una “nuova Italia”. Per il quotidiano Die Welt, la reazione del presidente francese alla protesta dei gilet gialli "deve suonare come un allarme" per la Germania. Per Berlino, si legge in un editoriale, Macron "non è più un partner nel salvataggio dell'euro e dell'Ue, ma un fattore di rischio”, perché "invece di passare all'offensiva" contro i gilet gialli con "la visione di una Francia prospera che richiede sacrifici ai suoi cittadini per raggiungere gli obiettivi", il capo dell'Eliseo "ha legittimato ex post le proteste proclamando lo stato di emergenza economica e sociale e strisciando verso le folle".

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Il paradosso di questa situazione di difficoltà di Macron è che, nonostante le misure promesse, non è detto che il fuoco della protesta si spegni. I portavoce del variegato fronte dei gilet gialli sembrano divisi, tra chi ha apprezzato le aperture del presidente, e che invece lo accusa di non avere “ancora capito cio' che sta accadendo”. 

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