Macron denuncia Apple e Google: “Colpiti i nostri sviluppatori di app”

I due giganti tecnologici potrebbero pagare una multa di 2 milioni di euro: avrebbero imposto modifiche unilaterali dei contratti a danno delle aziende francesi di software. Ma l'obiettivo del capo dell'Eliseo è anche quello di fare pressioni, insieme a Berlino e Bruxelles, sui big del web. Per fargli pagare più tasse in terra transalpina

EPA/PHILIPPE WOJAZER

Una sanzione da “diversi milioni di euro” contro due giganti tecnologici. E' quanto spera di ottenere il governo francese di Emmanuel Macron, che per voce del suo ministro dell'Economia, ha annunciato che citerà in giudizio Apple e Google, per "pratiche commerciali sleali". 

"Colpiti gli sviluppatori francesi di app"

"Io credo in un'economia fondata sulla giustizia e porterò Google e Apple davanti al tribunale di Parigi per pratiche commerciali sleali", ha reso noto il ministro Bruno LeMaire. La Francia, secondo quanto rivela l'agenzia Reuters, ha precisato che porterà Google e Apple in Tribunale e chiederà multe per 2 milioni di euro per punirle di quelli che ha definito termini contrattuali "abusivi" imposti dai giganti della tecnologia alle startup e agli sviluppatori. 

Le Maire ha spiegato alla radio di Rtl di essere stato informato che Apple e Alphabet Google hanno imposto unilateralmente i prezzi e le modifiche del contratto agli sviluppatori che vendono software su Google Play e sull'App Store di Apple. "Per quanto potenti siano, Google e Apple non possono trattare le nostre startup e i nostri sviluppatori come fanno", ha spiegato LeMaire. 

La replica di Google

L'autorità francese contro le frodi ai consumatori, la Dgccrf, ha confermato in una successiva dichiarazione di aver iniziato un'azione legale contro i due gruppi tecnologici statunitensi. La portavoce di Google, Mathilde Mechin ha dichiarato: "Riteniamo che i nostri termini siano conformi alle leggi francesi e non vediamo l'ora di presentare il nostro caso in Tribunale". Una portavoce di Apple ha preferito invece non rilasciare commenti.  

Bruxelles, Parigi e Berlino all'attacco

La decisione della Francia è l'ultimo capitolo di uno scontro che vede coinvolti anche Berlino e Bruxelles. Da una parte ci sono le maxi-multe imposte dall'Unione europea ad Apple nell'agosto 2016 per accordi fiscali illegittimi con l'Irlanda e quelle a Google, decise a giugno del 2017, per posizione dominante nei motori di ricerca, e dall'altra c'è la ricerca di una corporate tax franco-tedesca, in vista di un'armonizzazione dei regimi fiscali Ue. 

Da tempo Parigi e Berlino lavorano a stretto contatto di gomito contro Google, Apple, Facebook, Amazon (i cosidetti GAFA, dalle iniziali dei loro nomi) e tutti i colossi tech che eludono il fisco, approfittando dei regimi fiscali speciali di Paesi come l'Irlanda e Cipro, strappando quote di mercato alle altre imprese del Vecchio continente. Ma in realtà Parigi e Berlino hanno un obiettivo ancora più ambizioso: armonizzare il quadro fiscale dell'Eurozona. 

Il nodo fiscale

Il disegno di Macron, che per essere realizzato necessita di un vasto arco di allenze, a partire da quella con la cancelliera Angela Merkel, è di portare a compimento una vera armonizzazione fiscale, almeno tra i 19 Paesi membri dell'Eurozona. L'obiettivo di Macron è una corporate tax transalpina al 25% entro la fine del suo mandato quinquennale, e va nella direzione del riequilibrio di una situazione palesemente sghemba, con paesi come l'Irlanda e Cipro che mantengono aliquote al 12,5%, cioè a quasi un terzo di quella francese. Ma per portare a casa il risultato, l'alleanza con Berlino è essenziale. 

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Per questo LeMaire conta entro il 2018 di avere una corporate tax franco-tedesca perfettamente allineata, "che dovrebbe rappresentare la base di un'armonizzazione delle aliquote dei 19 Paesi membri dell'eurozona", ridimensionando chi gioca a fare nell'Ue il Delaware o le Isole Vergini britanniche. 

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