Quei 4 milioni di posti di lavoro che restano vacanti: è record in Europa

Il dato più impressionante riguarda la Germania, dove sono inevase 1,4 milioni di offerte occupazionali. Il fenomeno è in aumento, anche in Italia

I dati ufficiali parlano di 3,8 milioni. Ma da questo computo sono escluse, per ragioni statistiche, l’Italia, la Francia, Malta e Danimarca, Paesi dove comunque il fenomeno è ben presente e continua a crescere. Ecco perché il numero di posti di lavoro che nell’Unione europea ci sono ma non riescono ad essere coperti potrebbe essere molto più alto.

Si tratta di un fenomeno in costante aumento, rivela l’Eurostat: se nell’ultimo trimestre del 2014 il tasso di “job vacancy” nei 28 Paesi dell’Ue era in media del 1,6%, oggi la quota è salita al 2,3%. Lo Stato membro con il tasso più alto è la Repubblica ceca (6%), seguita da Germania e Belgio (entrambi al 3,4%), Austria (3,1) e Regno Unito (2,8). Nel computo non sono considerate l’Italia, la Francia, la Danimarca e Malta, e questo perché i relativi uffici di statistica nazionali rilevano solo i posti di lavoro vacanti nelle imprese con 10 addetti in su. 

Senza considerare dunque le offerte inevase di una larga fetta della nostra economia, nell’ultimo trimestre del 2018 il tasso di posti vacanti in Italia raggiunge l’1%, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2017 (0,8%). Un tasso che si ritrova un po’ in tutti i comparti dell’economia, dall’industria ai servizi. 

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A pesare, secondo uno studio dell’Ocse del 2015, è la mancanza di figure qualificate per soddisfare le esigenze delle imprese, un fenomeno chiamato “skill mismatch”.  L’Italia, fra le 19 economie avanzate prese in esame dalla ricerca dell’Ocse, risultava il Paese nel quale le competenze erano meno allineate con le richieste del mondo imprenditoriale. 

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