L'anomalia italiana: i lavoratori autonomi non hanno alcuna indennità di malattia

I sindacati europei puntano il dito contro il nostro sistema sottolineando come negli altri Paesi membri ci siano delle forme di tutela totali o almeno parziali

ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Troppi lavoratori autonomi, poche tutele. La Confederazione dei sindacati europei (Etuc) accende i riflettori su quello che è considerato un fenomeno troppo in crescita. Nell’ultimo rapporto sui liberi professionisti, Etuc torna a ricordare la necessità di “accesso alla protezione sociale” e di lottare “contro le condizioni di lavoro precarie che sono spesso associate a questi tipi di occupazione”, due questioni che la sigla sindacale ha fatto priorità della propria azione.

Le carenze del sistema Italia

Lo studio mette in risalto le carenze del sistema Italia, unico Paese dell’Ue dove i lavoratori autonomi non hanno alcun tipo di indennità di malattia. In metà Ue (14 Paesi su 28) la copertura è garantita in pieno per questa categoria di lavoratori, e in sei Stati c’è quantomeno un’indennità parziale. In Italia niente di tutto questo. La Penisola, per Etuc, è oltretutto il classico cattivo esempio. “Fino a poco tempo fa – si legge nel documento – l'uso dei lavoratori co-co-co (collaborazione coordinata e continuativa, ndr) cresceva rapidamente, e veniva sempre più visto, insieme all'uso dei lavoratori assunti con i cosiddetti contratti di progetto (lavoratori "co-pro"), come meccanismo per evitare e mascherare i normali rapporti di lavoro, con un impatto dannoso sui lavoratori interessati”. L’Italia in sostanza è la dimostrazione delle disfunzioni reali e potenziali del mercato del lavoro.

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L'importanza della contrattazione collettiva

Etuc è dell’idea che “contrattare collettivamente è il modo migliore per i lavoratori di ottenere condizioni migliori”. Proprio per questo si registra “l’ostilità del datore di lavoro” a una siffatta metodologia di contrattazione la cui diffusione “si sta dimostrando difficile”. Più in generale, “i diritti dei lavoratori autonomi, gli atipici e i freelance in Europa, che al giorno d'oggi rappresentano circa il 10% della forza lavoro totale, non sono adeguatamente tutelati”, denuncia il segretario generale dell’Etuc, Luca Visentini, sottolineando come questo “avviene in moltissimi paesi europei, Italia compresa”. Nella battaglia per la promozione e la tutela dei diritti, ricorda Visentini, il sindacato europeo “non fa distinzione tra dipendenti e lavoratori autonomi e chiede a gran voce alle istituzioni europee che vengano rimossi tutti gli ostacoli che attualmente impediscono la negoziazione collettiva e che vengano definite regole che stabiliscano un quadro legale comune per tutti i lavoratori in Europa”.

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