La Apple la spunta, no dell'Ue al “Mi Pad”: il tablet cinese dovrà cambiare nome

Il tribunale dell'Unione europea dà ragione all'azienda statunitense e nega la registrazione del marchio del tablet della Xiaomi che richiama quello inventato da Steve Jobs

EPA/HOW HWEE YOUNG

Il Mi Pad, la 'versione cinese' dell'iPad, deve cambiare nome. La Apple ha vinto la battaglia legale con la Xiaomi che voleva registrare nell'Unione europea il marchio che per l'azienda statunitense era una copia ingannevole del nome del suo tablet. Il Tribunale europeo ha respinto il ricorso della società cinese specializzata in elettronica e telefonia mobile, che aveva chiesto all'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) di registrare il Mi Pad come marchio Ue, richiesta a cui la Apple si era opposta facendo valere il suo marchio anteriore iPad, registrato per prodotti e servizi identici o simili.

Nel 2016, l'Euipo aveva accolto l'opposizione della Apple, avendo riscontrato un notevole grado di somiglianza tra i segni in conflitto, aveva stabilito che le differenze tra i due marchi non erano sufficienti per escludere l'esistenza di un rischio di confusione e che il pubblico di riferimento avrebbe pensato che il Mi Pad fosse una variante dell'iPad. A quel punto la Xiaomi si era rivolta al Tribunale Ue che però ha dato ragione agli statunitensi.

Le motivazioni

Sul piano visivo, si legge nella decisione, “i segni in conflitto presentano un elevato grado di somiglianza per il fatto che Ipad è interamente riprodotto in Mi Pad”, e che i due segni “si distinguono soltanto per la presenza della lettera supplementare 'm'”. Inoltre, continua la sentenza, “i segni in conflitto presentano un grado medio di somiglianza per la parte anglofona del pubblico di riferimento (è infatti probabile che tale parte del pubblico di riferimento percepisca il prefisso «mi» come riferito all’aggettivo possessivo inglese «my» e pronunci quindi allo stesso modo le «i» di Mi Pad e di iPad) e un grado elevato di somiglianza per la parte non anglofona (tale parte di pubblico tenderà a pronunciare le «i» allo stesso modo nei due marchi)”.

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Infine, sottolinea il Tribunale, “sul piano concettuale, i segni in conflitto presentano un grado medio di somiglianza per la parte anglofona del pubblico di riferimento (l’elemento comune «pad» sarà inteso con il significato di tablet, mentre gli elementi «mi» e «i» saranno percepiti come prefissi che qualificano l’elemento comune «pad», senza alterarne in modo significativo il contenuto concettuale)”, e un grado “neutro di somiglianza” per la parte non anglofona dal momento che “l’elemento comune «pad» non ha alcun significato per tale parte di pubblico, i segni in conflitto, considerati nel loro insieme, sono privi di un particolare contenuto concettuale”. La Xiaomi in Europa dovrà quindi cercare un nuovo nome per il suo tablet.

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