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Fonte: Corte Ue

Fonte: Corte Ue

L'Adidas vince la guerra delle “strisce”, i giudici europei le danno ragione

Il Tribunale Ue ha confermato il divieto alla commercializzazione delle gazzelle della società belga Shoe Branding Europe, che riportano sulla parte esterna due barre paralle anziché le famose tre del colosso tedesco

Adidas può opporsi alla registrazione, come marchio dell'Unione, di due strisce parallele apposte su delle scarpe. Lo ha stabilito il Tribunale Ue indicando che "i marchi richiesti rischiano di trarre indebito vantaggio dal marchio anteriore Adidas raffigurante tre strisce parallele apposte su una scarpa". Il caso risale al 2009 e al 2011 quando la società belga Shoe Branding Europe ha chiesto all'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) la registrazione di due marchi dell'Unione europea, uno per le calzature e l'altro per le scarpe antinfortunistiche. La società tedesca Adidas ha proposto opposizione alla registrazione. Un caso abbastanza chiaro di concorrenza sleale. L'Euipo nel 2015 e nel 2016 ha accolto le opposizioni di Adidas negando la registrazione dei due marchi richiesti dalla Shoe Branding Europe.

Secondo l'Euipo date "una certa somiglianza tra i marchi in conflitto, l'identità o la somiglianza dei prodotti designati dai marchi e l'elevata notorietà del marchio anteriore Adidas, esisteva il rischio che il pubblico stabilisse un nesso tra i marchi in conflitto e che l'uso dei marchi richiesti traesse indebito vantaggio dalla notorietà del marchio Adidas".

Il Tribunale dell'Unione europea ha respinto i ricorsi proposti dalla Shoe Branding Europe perchè l'Euipo "non ha commesso alcun errore di valutazione per avere, in particolare, ritenuto probabile che l'uso dei marchi richiesti traesse indebito vantaggio dalla notorietà del marchio Adidas e che la Shoe Branding Europe non avesse dimostrato l'esistenza di un giusto motivo per l'uso dei marchi richiesti".

Per quanto riguarda il marchio richiesto dalla Shoe Branding Europe nel 2009 per le calzature, il Tribunale si è pronunciato per la seconda volta. Con sentenza del 21 maggio 2015, aveva annullato una precedente decisione dell'Euipo che, a torto, aveva concluso a favore dell'assenza di somiglianze tra i marchi in conflitto. Tale sentenza del Tribunale è stata poi confermata dalla Corte di giustizia con ordinanza del 17 febbraio 2016

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