Gli italiani lavoreranno 4 anni in meno del resto degli europei (e 10 rispetto agli svedesi)

Studio Eurostat: i 15enni di oggi passeranno al lavoro in media 32 anni, a fronte di un dato Ue di quasi 36. Ma si accorcerà il divario tra uomini e donne

I lavoratori italiani del domani, se paragonati con gli altri europei, saranno quelli che trascorreranno meno anni dietro a una scrivania, in fabbrica o in qualunque altro luogo di impiego. È quanto afferma l’Eurostat, l’Istituto di statistica dell’Unione europea, che oggi ha pubblicato le cifre sull’aspettativa di vita lavorativa dei 27 Paesi Ue e di altri Stati che non fanno parte dell’Unione, per un totale di oltre 30 nazioni del Vecchio Continente. L’Italia si è classificata ultima in assoluto, con circa 32 anni di aspettativa media di vita lavorativa.

Duration of working life.2019-2

Le cifre

La stima si riferisce non a quanti anni hanno lavorato gli italiani che vanno in pensione oggi, ma su quanti anni lavoreranno gli italiani che oggi hanno appena 15 anni. Il dato si riferisce inoltre agli indicatori disponibili nel 2019. Perciò non tengono conto dei probabili effetti sul mercato del lavoro della crisi del coronavirus. Il dato generale dell’aspettativa di vita lavorativa per la popolazione adulta in tutta l'Unione europea è di 35,9 anni, in lieve crescita rispetto al 2018 e 3,6 anni in più rispetto al 2000. L’incremento della vita lavorativa può spiegarsi con tanti fattori legati sia all’aspettativa di vita degli europei che alle politiche previdenziali e all’età di ingresso nel mondo del lavoro. Nel dato influisce quindi anche il tasso di disoccupazione, che in Italia rimane più alto rispetto alla media degli altri Paesi Ue.

Gli altri Paesi Ue

Tra gli Stati Ue, la Svezia ha la durata di vita lavorativa più lunga, con 42 anni, seguita dai Paesi Bassi (41 anni), Danimarca (40 anni), Germania (39,1 anni) e Estonia (39 anni). In fondo alla classifica, assiema all'Italia (32 anni), ci sono Croazia (32,5 anni), Grecia (33,2 anni), Belgio e Polonia (33,6 anni). L'aumento maggiore dell’aspettativa media della vita lavorativa rispetto al 2000 si è verificato a Malta (+7,6 anni), in Ungheria (+6,9 anni) e in Estonia (+5,6 anni). 

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Divario di genere

Quanto alle differenze di genere, le stime assegnano agli uomini un’aspettativa di impiego di quasi cinque anni superiore rispetto alle donne (38,3 contro 33,4). Tale divario si è sensibilmente accorciato, dal momento che nel 2000 il gap di genere era di circa 7,1 anni (rispetto ai 4,9 del 2019).

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