Sabato, 16 Ottobre 2021
Lavoro

L'Italia è l'unico Paese Ue dove i lavoratori guadagnano meno di 30 anni fa

In Germania e in Francia l'aumento del salario medio è stato del 30%. Anche la Spagna ci ha superato. E la crisi Covid c'entra poco

L'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea in cui, negli ultimi 30 anni, il salario medio dei lavoratori è diminuito anziché aumentare. È quanto emerge da un'analisi di OpenPolis sulla base dei dati Ocse.

Si stava meglio nel 1990

Tra il 1990 e il 2020, infatti, nel nostro Paese si è registrato un calo del salario medio annuale pari al 2,9%. Niente a che vedere con i Paesi dell'ex blocco sovietico o dell'ex Urss, dove nello stesso periodo gli stipendi sono raddoppiati, quando non triplicati. Certo, parliamo di realtà dove negli anni '90 si guadagnava intorno agli 8mila dollari all'anno. Ma purtroppo il confronto con il resto dell'Ue non va meglio se si guarda a economie a noi più vicine.

In Germania e in Francia, per esempio, i salari medi hanno avuto un aumento rispettivamente del 33,7% e del 31,1%, nonostante partissero da livelli già alti. E se l'Europa meridionale è quella che ha visto crescite dei salari più contenute, il saldo resta positivo, a dispetto del nostro. In Grecia, Paese che sconta il peso di un alto debito pubblico, l'aumento è stato del 30%. E in Spagna, che ha avuto una dinamica del mercato del lavoro per molti versi paragonabile alla nostra, il salario medio è comunque cresciuto, anche se di poco (+6,2%). 

Chi ci ha superato

In Italia, infatti, nel 2020 il salario medio è di 37,8 mila dollari (circa 32,7 mila euro). In Spagna è di 37,9 mila dollari. Nell'Ue, gli stipendi più alti sono in Lussemburgo (65,8 mila dollari), seguito da Olanda (58,8 mila) e Danimarca (58,4). In Germania si attesta su una media di 53,7 mila dollari, in Francia sui 45,6. E i Paesi baltici dove negli anni '90 si guadagnava meno di 10mila dollari all'anno, oggi vantano stipendi intorno ai 30mila dollari, non molto lontano dal nostro. 

Se all'inizio degli anni '90 l'Italia era il settimo Stato europeo subito dopo la Germania per salari medi annuali, nel 2020 è scesa al tredicesimo posto, sotto a Paesi come Francia, Irlanda, Svezia e Spagna, che negli anni '90 avevano salari più bassi. Nel nostro Paese, segnala sempre OpenPolis, l'aumento maggiore "in quanto a entità della retribuzione si è registrato negli anni tra il 1995 e il 2010, in cui si è progressivamente passati da un salario medio annuale di circa 37mila dollari a uno di 42mila. Un aumento comunque molto lontano da quello delle altre nazioni europee, se pensiamo che il salario medio irlandese per esempio è passato negli stessi anni da circa 31mila a quasi 50mila dollari". Tra il 2012 e il 2019 poi la variazione è stata minima, mentre tra il 2019 e il 2020 c'è stata una diminuzione piuttosto importante, che ha riportato i salari italiani al di sotto dei livelli del 1990.

L'effetto della pandemia

Sul livello salariale dei Paesi Ue, come in altre parti del mondo, la crisi Covid ha avuto senza dubbio un impatto. Ma anche in questo caso la dinamica italiana emerge dai dati Ocse con un record negativo. Tra il 2019 e il 2020, tralasciando casi come quelli dell'Olanda (dove gli stipendi sono cresciuti nonostante la pandemia), i Paesi più colpiti dalla prima ondata hanno visto una contrazione del salario medio. Ma se in Francia tale contrazione è stata del 3,2% e in Spagna del 2,9%, in Italia il calo ha sfiorato il 6%. "A causare questo fenomeno è stato, in maniera particolare, il taglio delle ore lavorative, mentre il problema della perdita del lavoro è stato in buona parte arginato da misure di salvaguardia a livello nazionale, che sono riuscite a contenerne gli effetti più negativi", scrive OpenPolis.

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