"Basta cliché sugli italiani, hanno fatto più sacrifici di tedeschi e olandesi"

Lo afferma uno studio di due economisti dell'università di Vienna secondo cui del nostro paese viene data da politici e media spesso una "immagine distorta" e basata su pregiudizi negati dalla realtà

Il premier olandese Mark Rutte e la cancelliera tedesca Angela Merkel - foto Ansa EPA/OMER MESSINGER

Italia spendacciona, indisciplinata, carica di debiti e sempre alla ricerca di aiuto? Sono soltanto cliché con cui si riempiono la bocca politici ed economisti, che ignorano invece la realtà. Ad affermarlo non sono gli stessi rappresentanti del nostro Paese ma degli economisti della 'austera' Austria.

Immagine distorta

"Nel corso delle crisi finanziarie e dell'eurozona degli ultimi tempi, economisti, politici e media hanno trasmesso un'immagine distorta dell'Italia e della sua economia, cliché che i leader politici europei come i premier olandese e austriaco usano ancora oggi. Non riconoscono che l'Italia è il secondo maggior produttore di beni industriali nella Ue, negli ultimi anni ha registrato avanzi di esportazione e ha spesso aderito più rigorosamente alle regole di bilancio della Ue rispetto a Germania, Austria o Paesi Bassi". Sono le conclusioni dello studio “Sette fatti sorprendenti sull'economia italiana”, pubblicato dalla rivista 'Social Europe' da Philipp Heimberger e Nikolaus Kowall, dell'Università e dell'Istituto studi economici di Vienna.

Il problema del debito

Per Heimberger e Kowall non è vero che "l'Italia viva oltre i suoi mezzi!". "Questa onnipresente affermazione è prontamente supportata indicando il debito pubblico italiano, che rappresentava, prima del Covid, il 135% del suo pil. Tuttavia, ciò significa solo che il settore pubblico è fortemente indebitato: non dice nulla sull'economia italiana nel suo insieme”. E anche il debito pubblico non è colpa degli italiani, almeno non dei contemporanei, ma un lascito del passato. “L'elevato debito pubblico è principalmente un lascito degli anni '80. Inoltre, gli errori commessi 40 anni fa si sono verificati in un ambiente internazionale di tassi di interesse in aumento. Da allora, lo stato italiano ha trasportato un pesante zaino per i tassi di interesse”.

Già abbastanza austeri

Per superare questa situazione, dovremmo quindi essere più austeri? A loro avviso lo siamo già abbastanza. "Perfino Germania, Austria e Paesi Bassi hanno registrato un avanzo di bilancio primario positivo meno frequentemente dell'Italia. Lo Stato italiano non è stato così 'sregolato' come spesso si afferma: ha costantemente incassato più tasse di quanto abbia speso. Ma l'onere degli interessi - elevato a causa dell'eredità del debito - ha spinto ripetutamente il saldo di bilancio complessivo dello stato italiano in territorio negativo”. E inoltre, sottolineano i due, non va mai dimenticato in Europa che l'Italia “è un contributore netto al bilancio dell'Ue”, cioè in termini assoluti dà più di quanto riceve.

Serve riformare l'Ue

Per quanto riguarda il futuro dell'Unione europea e della moneta unica, per Heimberger e Kowall "se l'Italia potrà mai riacquistare lo slancio economico all'interno della zona euro dipenderà in larga misura dalla volontà della Germania e dei paesi 'frugali' come Austria e Paesi Bassi di riformare l'architettura dell'euro, specialmente per quanto riguarda le norme di bilancio europee”.

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