"Da Italia 125 mld per aiutare Stati Ue tra il 2010 e il 2012", il 'riconoscimento' della stampa tedesca

L'autorevole quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung bolla come "una follia" le accuse al Belpaese. E ricorda il ruolo della nostra economia per sostenere l'Europa. E sul coronavirus: "Dramma italiano" ha impedito alla Germania di trovarsi in condizioni peggiori

L'articolo del quotidiano Faz

Altro che terra di scansafatiche abituata a campare sulle spalle degli operosi popoli del Nord, come ancora oggi viene bollata da media e politici di una parte della destra europea, tedeschi compresi. L'Italia ha contribuito con 125 miliardi di euro alle garanzie per i Paesi più indebitati dell'Unione monetaria durante la crisi dell'euro tra il 2010 e il 2012. Ed è stato finora un contributore netto del bilancio europeo, aiutando Stati come la Polonia nel loro boom economico. Ecco perché è "una follia" pensare che Roma sia sempre stata "l'adolescente problematico" dell'Ue in materia di debito pubblico, con "il Nord che paga sempre per il Sud" e "i tedeschi che dovrebbero pagare per gli italiani". E' quanto afferma in un editoriale la "Frankfurter allgemeine zeitung", uno dei quotidiani più autorevoli della Germania.

Secondo la Faz, bisogna sfatare una serie di falsi miti anti-italiani che stanno tornando a galla da quando è scoppiata la pandemia di coronavirus. E che stanno complicando l'approvazione del piano di rilancio della Commissione europea, il Recovery fund o NextGeneration che dir si voglia, che sta destinando al nostro Paese la maggiore fetta di risorse. Dalla Germania all'Austria, passando per Olanda e Svezia, le contestazioni maggiori riguardano gli aiuti a fondo perduto e i bond europei. La posizione dei cosiddetti 'frugali' è che il sostegno a chi è stato più colpito dal coronavirus va dato sotto forma di prestiti e senza mutualizzazione dei debiti pubblici nazionali. Cosa, quest'ultima, che non risulta in nessuna proposta sul tavolo Ue, ma che, secondo i rigoristi più incalliti, potrebbe un giorno diventare realtà con i bond predisposti dalla Commissione europea (250 miliardi di obbligazioni in totale da garantire con il bilancio Ue e da ripagare nel lungo termine). 

Proprio sui bond Ue, la Faz ricorda che, con la sua quota nel bilancio dell'Ue di poco inferiore al 12 per cento, "l'Italia sta partecipando al successivo rimborso delle obbligazioni" che la Commissione europea emette per finanziare l'iniziativa. "In un certo senso, il Paese si concede un prestito", si legge nell'editoriale del quotidiano tedesco. Anche sugli aiuti a fondo perduto bisogna fare delle precisazioni: se è vero che con la proposta di Bruxelles, l'Italia potrebbe diventare temporaneamente un beneficiario netto del bilancio Ue, ossia ricevere più risorse di quelle che versa, finora per il Belpaese è stato esattamente il contrario. Cosa che da noi è ormai in voga da tempo nel dibattito politico, ma che in Germania  "quasi nessuno sa": nel 2018, per esempio, Roma trasferito all'Ue ben cinque miliardi di euro in più rispetto alle somme ricevute dalla Commissione europea. Si tratta di circa la metà delle somme erogate dall'Ue alla Polonia, "la cui fulminante ripresa economica degli ultimi 30 anni e' stata felicemente sostenuta dall'Italia", che invece sperimenta una crescita lenta vivendo una crescita lenta. In tale contesto, "il rinnovato splendore della metropoli Varsavia è stato finanziato anche con il gettito fiscale" dell'Italia, argomenta la Faz.

Ma il contributo del nostro Paese non si ferma qui. Durante la crisi dell'euro dal 2010 al 2012, "i mutevoli governi" che si sono succeduti a Palazzo Chigi "non hanno mai ricevuto un solo centesimo di aiuti" dall'Ue. Al contrario, l'Italia ha contribuito con 125 miliardi di euro alle garanzie per i Paesi più indebitati dell'Unione monetaria. A quanti criticano l'Italia per lo stato delle sue finanze pubbliche, la "Frankfurter Allgemeine Zeitung" risponde che il Paese ha accumulato "una montagna di debiti pari a un buon 130 percento del Pil, ma non soltanto di recente, bensi' da diversi anni". In Italia, dal 2013 come primo anno dal superamento della crisi dell'euro, il totale del debito è stato "abbastanza costante". Da allora, "il Paese non ha mai superato il limite del disavanzo annuale", stabilito al 3 per cento del Pil. Nel 2019, il bilancio ha presentato un deficit pari all'1,6 per cento del prodotto interno lordo.

Sostenere l'Italia, poi, è anche un interesse dell'economia tedesca: il potenziale economico che l'Italia ha ancora da offrire è stato dimostrato "dolorosamente" durante la pandemia di coronavirus. Per la "Frankfurter Allgemeine Zeitung", la chiusura delle fabbriche di automobili in Germania non è stata dovuta soltanto alla protezione dei dipendenti o alla mancanza di clienti. Vi ha, infatti, contribuito la quarantena attuata dall'Italia, che ha interrotto le forniture di componenti dirette ai conglomerati automobilistici tedeschi. In Italia settentrionale resiste poi "una fitta rete di aziende di medie dimensioni di successo, di cui non poche sono i leader del mercato mondiale nel rispettivo settore". 

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Un'altra accusa che viene mossa all'Italia è di essere in qualche modo colpevole della crisi sanitaria: secondo la Faz, è vero che le autorità italiane hanno commesso "alcuni errori che hanno contribuito alla diffusione precoce del virus negli ospedali e nelle case di riposo per gli anziani". Tuttavia, l'Italia, "in quanto primo Paese europeo a essere gravemente colpito" dalla pandemia di coronavirus, "non ha avuto modelli di comportamento su come una democrazia occidentale potesse reagire" all'emergenza. Probabilmente, "è stato solo il dramma italiano" che ha impedito alla Germania trovarsi in una situazione simile nella crisi del coronavirus. 

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