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Foto Ansa  EPA/ATTILA BALAZS

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Corte Ue, legittime le differenze nella pensione tra insegnanti precari e di ruolo

Una sentenza afferma che la normativa italiana che prevede una riduzione nel calcolare l’anzianità per chi ha lavorato alcuin anni a tempo determinato non viola le regole comunitarie

Non c’e’ nessuna incompatibilita’ tra la normativa italiana che prevede una riduzione nel calcolare l'anzianita' di servizio maturata dagli insegnanti precari nella scuola pubblica e la legislazione dell'Unione Europea. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione Europea in una sentenza sulla ricostruzione della carriera dei precari della scuola pubblica successivamente stabilizzati. Il caso era stato sollevato davanti ai giudici di Lussemburgo dal Tribunale di Trento, dopo un ricorso presentato da un insegnante che si era vista riconoscere l'83% dell'anzianita' di servizio per il diverso computo degli anni di contratto a tempo determinato e a tempo indeterminato.

La storia

La donna era stata assunta, in base ad una selezione per titoli, alle dipendenze della Provincia Autonoma di Trento, con contratto a tempo indeterminato, a partire dall'anno scolastico 2011/12, come docente di materie letterarie nella scuola secondaria superiore. Tra il 2003 e il 2011 aveva svolto lo stesso lavoro per il medesimo Ente ma con una serie di contratti a tempo determinato. In casi come questo la normativa italiana prevede un riconoscimento parziale dei periodi pregressi: il servizio prestato in qualita' di docente non di ruolo viene riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente. Per questo l'amministrazione ha cosi' tenuto conto soltanto di 80 mesi sui 96 prestati dall’insegnante in virtu' di contratti a tempo determinato, vale a dire di circa l'83% dell'anzianita' di servizio da essa maturata. La donna si era quindi rivolta al Tribunale del lavoro di Trento per ottenere la "ricostruzione della carriera" in modo che la sua anzianita' fosse calcolata per intero dal 2003, invocando il principio di non discriminazione rispetto ai docenti assunti, mediante concorso, sin dall'inizio a tempo indeterminato.

La sentenza

Se da una parte la Corte ha riconosciuto che le prestazioni dei docenti a tempo determinato non possono considerarsi di qualita' inferiore rispetto a quelle dei docenti a tempo indeterminato assunti mediante concorso, dall’altra ha anche riconosciuto le ragioni presentate dall'Italia, in particolare la necessita' di rispecchiare alcune differenze nell'attivita' lavorativa dei docenti assunti per concorso e docenti precari ed evitare il prodursi di discriminazioni alla rovescia nei confronti degli insegnanti di ruolo assunti in base al principio meritocratico indicato dalla Costituzione italiana, secondo cui agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso. Per la Corte, gli obiettivi di tenere conto di questi elementi e di contenere il rischio di svalutazione della qualifica professionale per mancata verifica iniziale delle competenze mediante concorso sono legittimi e costituiscono ragioni oggettive che giustificano la scelta dell'Italia.

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