Sabato, 16 Ottobre 2021
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Il fallimento di Gps e satelliti made in Ue: costati 18 miliardi, ma in pochi li usano

L'atto di accusa della Corte dei conti nei confronti della strategia spaziale europea: i costi superano i benefici degli investimenti fin qui realizzati. E la Commissione ha fatto troppo poco per correggere i problemi burocratici che hanno portato, per esempio, al blackout di Galileo nel 2019

Doveva essere la risposta europea al Gps statunitense, ma al momento è utilizzato nel mondo meno anche del russo Glonass. Complice anche episodi come quello dell'estate 2019, quando Galileo, il sistema di satelliti mandato in orbita dall'Ue con l'obiettivo di diventare il più accurato sistema di navigazione al mondo, si spense per 6 giorni. Le indagini interne sollevarono una serie di responsabilità amministrative, le stesse su cui la Corte dei conti europea è tornata in questi giorni con un relazione speciale. Dalla quale emerge non solo il mezzo fallimento di Galileo, ma anche quello degli altri programmi spaziali Ue, come Copernicus: programmi senza dubbio avanzati tecnologicamente, capaci di fornire servizi e dati preziosissimi. Se non fosse che i loro costi, circa 18,3 miliardi, sono stati finora ampiamente superiori ai benefici per "i cittadini e l'economia".

Il gps made in Ue

Si prenda il già citato caso di Galileo, il "gps made in Ue": la Corte, si legge nella relazione, "nota che il programma Galileo ha già accumulato un ritardo di otto anni rispetto ai piani originari, quando il sistema ha iniziato a funzionare nel 2016. Nonostante ciò, di recente sono stati compiuti lodevoli progressi nell’introduzione di ricevitori compatibili con Galileo, consentendo così l’utilizzo dei suoi servizi in segmenti di mercato importanti, come gli smartphone o le applicazioni automobilistiche". Tuttavia, il Gps statunitense, primo sistema globale di navigazione via satellite al mondo, "gode ancora di una forte penetrazione sul mercato e ci vorrà tempo prima che gli utenti optino per un più ampio utilizzo di Galileo".

Tale situazione, spiega la Corte, "è esacerbata dai ricorrenti ritardi: anche se Galileo offre funzionalità che gli altri sistemi non sono in grado di fornire, queste non sono ancora pienamente disponibili". Inoltre, fanno sempre notare i giudici contabili, l'accuratezza nei dati di Galileo, che doveva essere il motivo del suo eventuale successo di mercato essendo superiore a quelle dei concorrenti, verrà con ogni probabilità eguagliata a breve, almeno dal Gps statunitense. A oggi, si legge nella relazione, anche il sistema russo Glonass gode di una fetta di mercato più ampia di quella di Galileo.

Copernicus resta in laboratorio

Ma Galileo non è l'unico programma spaziale Ue ad avere problemi di mercato. Anche Copernicus, che fornisce i dati rilevati dai satelliti di osservazione della Terra, resta ancora sottoutilizzato. "Molte delle azioni fondamentali volte" a promuoverne "l’utilizzo dei dati" in tutta l’Ue "non erano sufficientemente mirate, o non avevano condotto all’utilizzo dei servizi inizialmente sperato", scrive la Corte. "Affinché le applicazioni possano produrre appieno gli effetti attesi, devono essere utilizzate di più anche al di fuori del settore spaziale, mentre attualmente il loro uso resta per lo più limitato ad esperti e scienziati. L’accesso ai dati di Copernicus è stato migliorato, ma viene ancora fornito da troppe piattaforme diverse, e non esiste ancora una visione a lungo termine per un accesso efficiente ai dati", è l'accusa dei giudici contabili.

In sostanza, nonostante da un punto di vista tecnologico sia "riuscita a diventare protagonista, a livello mondiale, per i servizi di osservazione della Terra dallo spazio e i servizi di navigazione via satellite - dice Mihails Kozlovs, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione - l'Ue non dispone però di una strategia complessiva per sostenere la diffusione dei servizi spaziali e capitalizzare così i significativi investimenti pubblici realizzati”. Nella strategia spaziale del 2016, per esempio, la Commissione europea si è impegnata a massimizzare i benefici forniti dai programmi spaziali europei all’economia e alla società, ma "non ha definito di quali benefici si trattasse né ha stabilito obiettivi e tempi ben definiti, spiegando che si dovesse raggiungere e entro quando".

Gli errori strategici

Inoltre, "le iniziative intraprese per individuare le barriere normative o amministrative che potrebbero ostacolare l’uso dei servizi spaziali", come quelle che hanno causato il blackout di Galileo nell'estate del 2019, "sono state limitate". La Commissione ha sfruttato solo in parte la possibilità di promuovere tali servizi attraverso interventi normativi e legislativi a livello dell’Ue e, rileva sempre la Corte, "si constatano ancora significative carenze nel promuovere la diffusione dei programmi spaziali dell’Ue nella legislazione Ue o nelle norme internazionali. Nei settori interessati, ad esempio il trasporto stradale e la logistica, le automobili a guida autonoma o i droni, la normativa è nel migliore dei casi incompleta o, nel peggiore, del tutto assente". Errori che la Corte spera vengano corretti in parallelo con i nuovi investimenti previsti da qui al 2027: circa 14 miliardi di euro.

Secondo Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia che è stato relatore per al Parlamento Ue per la strategia spaziale, il nuovo piano porterà a “indipendenza e autonomia di Bruxelles nel settore”, dando all’Unione europea “un ruolo meritato da protagonista sullo scenario globale dello spazio, rafforzando anche il legame con l’Esa, l'agenzia spaziale europea".

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