Giovani poco qualificati e con contratti a termine: ecco chi sta pagando la crisi

L'impatto del Covid-19 tra le nuove generazioni si è fatto sentire in maniera decisamente più forte. Aumentano anche i 'Neet', le persone che non lavorano né studiano

Di fronte alla crisi pandemica è proprio vero che siamo tutti sulla stessa barca? La domanda sorge spontanea leggendo i numeri diffusi oggi dalla Commissione europea nel Rapporto sull’occupazione. Il documento mette in evidenza i devastanti nuovi trend del mercato del lavoro all’indomani della prima ondata di coronavirus, sottolineando quindi le differenze tra i numeri di marzo e quelli di ottobre. Nel quadro generale di difficoltà emerge il dato di fatto che la crisi ha colpito in maniera decisamente più feroce il mondo del lavoro a tempo determinato o dei contratti atipici, con un’emorragia di occupazione oltre due volte maggiore rispetto a quella che si è verificata tra le tipologie di impiego più stabile. L’identikit del lavoratore che sta pagando più caro il prezzo della crisi viene rivelato in conferenza stampa dal commissario Ue Nicolas Schmit. “I giovani sono i più colpiti”, ha ammesso il politico lussemburghese. 

La situazione pre-crisi

“La crisi del Covid-19 ha interrotto un trend positivo di 6 anni sul mercato del lavoro” ha fatto notare il responsabile Ue all’Occupazione. “Prima che arrivasse la crisi del Covid-19 - si legge nel rapporto - l'Ue stava vivendo una crescita dell'occupazione costante ma in decelerazione”. In altre parole l’andamento era positivo anche se i nuovi assunti stavano diminuendo in percentuale rispetto ai mesi precedenti. Ma va detto che “la performance positiva sui mercati del lavoro era iniziata nel 2013” e l'occupazione nel 2019 ha raggiunto livelli record nell’Ue a fine anno. Poi è arrivato il coronavirus la rotta si è decisamente invertita con un drastico calo del numero di ore di lavoro. 

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Il peggio deve ancora arrivare

Per colpa della crisi pandemica nell’Ue “si sono persi 6,1 milioni di posti di lavoro”, con un’emorragia di “1,4 milioni di contratti a tempo determinato”. Il tasso di disoccupazione “è salito moderatamente, si fa per dire, dal 6,5%” all’inizio della crisi “al 7,5% a settembre, ma dobbiamo aspettarci ulteriore futuro impatto della pandemia nei prossimi mesi”, ha avvertito il lussemburghese. Un aumento di un solo punto percentuale del tasso di disoccupazione nell’Ue, se si guarda a quello che è successo negli ultimi nove mesi, sembra un miracolo. Ma le statistiche non tengono conto del drastico calo di ore lavorate, compensate dalla cassa integrazione e dai vari provvedimenti tampone approvati in fretta e furia dai Governi europei. L’Italia, ad esempio, ha previsto il blocco dei licenziamenti per evitare danni irreparabili soprattutto nel settore privato, in sostanza rimandando le lettere di licenziamento che molte imprese comunque nel cassetto in attesa che il Governo metta da parte il provvedimento. Di qui la convinzione di Schmit che il peggio debba ancora venire.

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L'impatto tra i meno qualtificati

Il dato evidenziato da Bruxelles è che l’impatto della pandemia si è fatto sentire soprattutto tra le nuove generazioni di lavoratori. A oggi “5,4 milioni di giovani cercano lavoro nell’Ue”, con “un tasso di disoccupazione in crescita dal 14,6% a marzo al 17,1% a settembre”, ha spiegato Schmit. Un balzo di 2,5 punti percentuali a fronte del +1% rispetto al dato generale. “Lo shock economico - si legge nel rapporto - viene vissuto in modo diverso a seconda dei settori e delle categorie di lavoratori”. “Tutte le attività economiche tranne l'edilizia hanno ridotto il numero di occupati nel secondo trimestre del 2020, ma i cali più netti sono stati osservati nel settore dell'ospitalità, nel settore culturale e dell'intrattenimento, nonché tra le attività professionali”, si legge nel documento. Risultano particolarmente colpiti i lavoratori poco qualificati che hanno subito nei primi sei mesi del 2020 un calo del tasso di occupazione del -12% rispetto ai numeri riferiti a fine 2019. “La crisi ha portato a un sostanziale aumento dei Neet”, scrive la Commissione con riferimento ai giovani “Not in Education, Employment, or Training”, ovvero disoccupati non indaffarati in alcun programma di formazione o praticantato. Una situazione che preoccupa soprattutto il Sud Italia, dove il numero di giovani che si trova in tale condizione di precarietà lavorativa è nettamente più alto che nel resto dell’Europa occidentale. 

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Le promesse dell'Ue

“L’Ue continuerà a mobilitare tutte le risorse a sua disposizione e a sostenere gli Stati membri nei loro sforzi per mitigare le conseguenze socioeconomiche della crisi, proteggere i lavoratori, preservare i posti di lavoro e facilitare la transizione lavorativa verso l'economia verde e digitale”, ha promesso il commissario Schmit in conferenza stampa. “Dobbiamo concentrare i nostri sforzi - ha aggiunto - su competenze e formazione per adattarsi al mercato del lavoro post-Covid-19”. “È fondamentale - ha concluso - che in una crisi vengano aiutati i più vulnerabili della società e che venga posta un'enfasi maggiore nella lotta alla povertà, all'esclusione e alle disuguaglianze”.

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