Domenica, 24 Ottobre 2021
Lavoro

Test gratuiti per il Green pass? In Germania li pagano i datori di lavoro

Finora la copertura è stata a carico dello Stato, che dopo aver speso oltre 5 miliardi, ha decretato lo stop ai tamponi gratis. Ma per i lavoratori non vaccinati c'è una scappatoia

La Germania ha deciso di non fornire più ai cittadini test gratuiti pagati dallo Stato, con una mossa che serve da una parte a risparmiare soldi pubblici, dall'altra a provare a spingere tutti coloro che non lo hanno ancora fatto a vaccinarsi. È "una questione di equità per i contribuenti", ha detto il ministro della Salute, Jens Spahn, sottolineando che "tutte le persone a cui è stato raccomandato e che volevano vaccinarsi hanno potuto farlo", e ricordando che i test rimangono gratuiti per i minorenni, ai quali non è raccomandato il vaccino, a chi è esente per ragioni mediche, negli ospedali, nelle scuole, nelle residenze per anziani.

Di fatto anche per i lavoratori i tamponi resteranno guatuiti, in quanto, seppur per lavorare non sia necessario avere il Green Pass (che in Germania si chiama CovPass), le aziende sono obbligate a fornirne almeno due test veloci a settimana ai propri dipendenti che lo richiedono. E così un cittadino non vaccinato potrebbe chiedere all'azienda di essere testato, e poi sfruttare il risultato eventualmente negativo del tampone per andare la sera al cinema, a un concerto o al ritorante al chiuso, dove invece il Green Pass è obbligatorio.

Al momento nella nazione di oltre 80 milioni di abitanti il 77 per cento della popolazione ha ricevuto entrambe le iniezioni e l'81 almeno una. I vaccini sono stati offerti ormai a tutta la popolazione e non l'ha ricevuto quindi solo chi non l'ha voluto. Per loro lo Stato non vuole più spendere soldi, anche perché il costo del programma iniziato a marzo è stato considerevole: gli Schnelltests, i test rapidi offerti a tutti i cittadini, hanno pesato per 5,2 miliardi di euro sulle casse del governo. La speranza è quindi che per evitare di doversi testare regolarmente e a proprie spese i cittadini scelgano di fare la dose.

E un'altra misura per spingerli a farlo è stata la decisione di non pagare più i giorni di malattia a tutti coloro che, non vaccinati, verranno contagiati con il Covid-19. Per loro, a partire dal primo novembre, non sarà più corrisposto lo stipendio per i giorni in cui saranno assenti dl luogo d'impiego. Fino ad ora era lo Stato a farsi carico anche di questa spesa, e anche in questo caso il governo ha detto basta. "Perché altri dovrebbero pagare per il fatto che qualcuno ha decso di non farsi vaccinare", ha detto il ministro della Salute Spahn.

"Mettere i tamponi a pagamento spingerà molti più cittadini a fare l'iniezione, perché vorranno evitare di farsi testare regolarmente", ha affermato il responsabile della Salute dei socialdemocratici Karl Lauterbach. La sinistra radicale della Die Linke ha criticato però la fine del programma sostenendo che "renderà più difficile tracciare le catene di infezione e lo sviluppo dell'incidenza dell'infezione - e questo non aiuta nessuno", ha affermato la leader Janine Wissler, secondo cui "alla fine, questo è più costoso di offrire i test".

I test Pcr prescritti dai medici o dal dipartimento di sanità pubblica non sono interessati dalle modifiche, quindi chi avrà sintomi da Covid continuerà a riceverli gratuitamente. Il costo dei test presso i centri in tutto il Paese viene fissato da fornitori privati e in genere quelli veloci vengono venduti a cifre che vanno dai 12 ai 50 euro mentre i Pcr tra i 44 e i 100. La scorsa settimana la squadra di calcio dell'Herta Berlino aveva preso una decisione simile a quella del governo stabilendo che i suoi calciatori e i membri dello staff non ancora vaccinati avrebbero dovuto pagarsi da soli i test, che secondo i regolamenti della Lega tedesca devono essere fatti due volte la settimana mentre il club, per maggiore precauzione, ha stabilito sei volte a settimana. Certo con i guadagni assicurati dal calcio professionistico di alto livello per il calciatori non sarà certo un problema, ma è un gesto simbolico.

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