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Foto Ansa  EPA/FILIP SINGER

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Non solo la Germania, nove Paesi Ue hanno chiuso le frontiere. E le imprese tedesche protestano

La Commissione richiama le capitali, ricordando che i controlli sono giustificati solo per chi proviene dalle zone rosse. Il governo di Berlino sotto pressione di Confindustria perché non aggravi una crisi già dura

Non è solo Berlino ad aver deciso una stretta ai confini per fermare la diffusione del coronavirus. Sono nove in tutto i Paesi dell'Unione europea che hanno reintrodotto i controlli alle frontiere: Belgio, Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Danimarca, Ungheria, Austria, Portogallo, Finlandia, a cui si aggiunge la Norvegia che non è membro dell'Ue ma è associata allo spazio Schengen Lo hanno riferito funzionari comunitari precisando che i divieti variano da Paese a Paese. Il Belgio ad esempio dal 27 gennaio e fino al primo aprile ha vietato i viaggi ricreativi o turistici, ma non quelli per ragioni di lavoro.

Il richiamo della Commissione

E la cosa ha infastidito la Commissione che ricorda che gli Stati membri hanno la possibilità giuridica di limitare la libera circolazione delle persone per motivi di salute, ma per quanto riguarda la decisione di Bruxelles l'esecutivo comunitario ha sottolineato una mancanza di proporzionalità nel divieto, in quanto si applica indiscriminatamente qualunque sia la destinazione. Nell'ultimo Consiglio europeo i leader avevano sottoscritto l'impegno a evitare il caos generato dalle chiusure unilaterali dei confini durante la prima fase della pandemia chiedendo di basarsi mappa del rischio Covid su base regionale, elaborata dall'Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, e isolare sole regioni più a rischio. Ma alla fine diverse capitali hanno deciso di fare per conto proprio. A lor Bruxelles sta per inviare delle lettere di richiamo, in cui si sottolinea l'importanza di seguire le linee guida concordate sulle restrizioni ai viaggi e i controlli alle frontiere.

Imprese preoccupate

E a ribellarsi sono anche e soprattutto le imprese, visto che i controlli alle frontiere rallentano il commercio creando non pochi problemi alla catena di approvvigionamento e agli scambi in generale. La Bdi, la Confindustria tedesca, ha presentato al governo della cancelliera Angela Merkel un piano in 20 punti per affrontare la pandemia, in cui si chiede l'elaborazione di un piano graduale con criteri pratici per riaprire in sicurezza l'economia dopo mesi di chiusure e restrizioni radicali. Ma l'associazione imprenditoriale ha anche chiesto un coordinamento a livello europeo proprio sul nodo delle restrizioni alle frontiere, dopo che negli ultimi giorni i divieti di ingresso ai confini della Germania con la Repubblica Ceca e la regione austriaca del Tirolo, dove sono stati rilevati casi della variante sudafricana del coronavirus, con i blocchi del traffico che hanno alimentato preoccupazioni sulla catena di approvvigionamento.

Il tentativo di mediazione

Più di 40 associazioni che rappresentano diversi settori dell'industria tedesca sono state invitate a partecipare ai colloqui con il ministro dell'economia Peter Altmaier, come quelle dei settori più colpiti, dalla gastronomia al commercio al dettaglio e al turismo. Le associazioni di imprese hanno "comprensibilmente" lamentato come l'incertezza sulle prossime mosse sia stata la parte più difficile della situazione attuale, ha ammesso Altmaier. Il ministro ha avvertito che l'allentamento delle restrizioni, reintrodotte dopo che fra novembre e dicembre i casi in Germania erano aumentati notevolmente, deve essere condotto con attenzione anche per evitare ulteriori problemi all'economia che "non può prosperare se ci sarà una terza ondata di infezioni". Sullo sfondo del dibattito i dati rilasciati dall'Ufficio federale di statistica (Destatis) che mostrano una produzione ancora in difficoltà a causa della pandemia con un calo nel 2020 del 2,2% annuo degli occupati nei settori produttivi. Ma non mancano anche visioni più ottimistiche nel mondo della finanza sulla ripresa dell'economia tedesca nei prossimi mesi: un sondaggio dell'istituto di ricerca ZEW ha rivelato come l'indicatore del sentimento economico sia salito a febbraio di 9,4 punti a 71,2 rispetto a gennaio. Una crescita che contrasta con le stime degli analisti che avevano previsto un calo a 59,5 punti.

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