Mercoledì, 29 Settembre 2021
Lavoro

"Niente Patto di stabilità anche nel 2022", la Commissione Ue rinvia il ritorno del rigore

Bruxelles presenta le prime linee guida da seguire nella formulazione dei prossimi bilanci nazionali. E propone di spostare al 2023 la riattivazione dei paletti sui conti. Gentiloni: "Ritirare il sostegno all'economia troppo rapidamente sarebbe un errore politico". E rassicura l'Italia sul debito pubblico

No al ritorno del Patto di stabilità prima del 2023. Nel braccio di ferro interno alla Commissione europea tra coloro che spingono per una riattivazione delle regole Ue sui bilanci nazionali, e chi invece chiede almeno di rinviare il più in là possibile il ritorno dei paletti sui conti (in modo da lasciare gli Stati più liberi di investire per rilanciare la ripresa), per il momento sembrano aver vinto i secondi. Bruxelles ha infatti presentato "una comunicazione che fornisce agli Stati membri ampi orientamenti sulla conduzione della politica fiscale nel periodo a venire" che se da un lato sembra voler prevenire i governi su eventuali eccessi, dall'altro propone di "applicare la clausola di salvaguardia generale (che ha sospeso il Patto in seguito alla pandemia, ndr) nel 2022 e di disattivarla a partire dal 2023". O meglio ancora, finché il "livello di attività economica nell'Ue o nell'Eurozona" non ritorni "ai livelli pre-crisi (fine 2019)". 

Si tratta di una proposta che in qualche modo va in linea con quanto più volte espresso in pubblico dal commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni. E che invece smentisce in parte quanto dichiarato a margine dell'ultimo Eurogruppo dal vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis (considerato di solito il referente dei falchi del rigore europei a Bruxelles) che aveva rinviato alla "prossima Primavera", o meglio dopo la pubblicazione delle previsioni economiche di Primavera, la decisione "se proporre la riattivazione delle regole sui conti pubblici, previste dal Patto di Stabilità e di crescita, a partire dal 2022".

A marzo, cioè oggi, per Dombrovskis, si sarebbero date solo "alcune indicazioni sulla nostra interpretazione della General escape clause e sulle condizioni per la sua riattivazione. Assieme a linee guida ai governi sulle misure di supporto e sulla loro graduale rimozione mentre la ripresa prenderà piede". Stando a quanto si legge nella nota che accompagna la comunicazione odierna, la Commissione sembra andare più in là di una semplice "interpretazione": in attesa delle previsioni primaverili, scrive Bruxelles, "le attuali indicazioni preliminari suggerirebbero di continuare ad applicare la clausola di salvaguardia generale nel 2022 e di disattivarla a partire dal 2023".

Il coordinamento delle politiche fiscali nazionali, continua la Commissione, "è essenziale per sostenere la ripresa economica" e "la politica fiscale" dei singoli Stati "dovrebbe rimanere agile e adattarsi alla situazione in evoluzione". Bruxelles "mette in guardia contro un ritiro prematuro" delle misure anticrisi di sostegno, "che dovrebbero essere mantenute quest'anno e il prossimo". E stabilisce "che una volta che i rischi per la salute diminuiranno, le misure fiscali dovrebbero gradualmente orientarsi verso misure più mirate e lungimiranti che promuovano una ripresa resiliente e sostenibile", mentre "le politiche di bilancio dovrebbero tenere conto della forza della ripresa e di considerazioni di sostenibilità fiscale".

Queste prima indicazioni, saranno riviste e "dettagliate ulteriormente" alla luce delle prossime previsioni economiche: i consigli di Bruxelles resteranno sotto forma di "orientamenti"  e non di raccomandazioni, dato che il Patto è sospeso. Le raccomandazioni valide per ora sono quelle pre-Covid, che la Commissione invita a seguire nonostante la crisi. "Gli investimenti pubblici finanziati dalle sovvenzioni" del Recovery fund, scrive la Commissione, "dovrebbero aggiungersi ai livelli esistenti di investimento pubblico". Solo se il Recovery fund "finanzia investimenti aggiuntivi produttivi e di alta qualità, contribuirà alla ripresa e all'aumento del potenziale di crescita, in particolare se combinato con riforme strutturali in linea con le raccomandazioni specifiche per Paese".

Adesso la palla passa agli Stati membri, i cui leader torneranno a incontrarsi a fine mese. In vista del vertice Ue, il messaggio di Gentiloni è chiaro: "Ritirare il sostegno" all'economia "troppo rapidamente sarebbe un errore politico" e "il modo migliore per garantire la sostenibilità del debito pubblico, ridurre il rischio di 'cicatrici' e divergenze economiche, è sostenere la ripresa". "Chi ha un debito elevato", ha aggiunto (con evidente riferimento all'Italia), può continuare a sostenere l'economia "grazie ai notevoli trasferimenti che riceverà" dal Recovery fund. 

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