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Domenica, 28 Novembre 2021
Bruxelles

Il 'Recovery fund' che l'Italia non ha speso: oltre 25 miliardi di fondi Ue ancora nei cassetti

Il Belpaese ultimo in Europa per capacità di assorbimento delle risorse comunitarie. L'allarme della Corte dei conti

La retorica del “battere i pugni a Bruxelles” si scontra con una realtà che vede l’Italia ultima in Europa per capacità di spendere i fondi Ue. Il dato emerge dall’ultima relazione annuale della Corte dei conti europea sull’esecuzione del bilancio Ue. L’Italia - evidenziano i dati raccolti dai revisori - non ha speso 25 miliardi e 166 milioni di euro di fondi Ue che le spettavano per il periodo 2014-2020. 

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Nel settennio di riferimento, che corrisponde allo scorso bilancio pluriennale dell’Ue, l’Italia è stata capace di spendere il 44 per cento di quanto le spettava in fondi Sie, che mettono assieme tutte le risorse nell’ambito della politica di coesione, come il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e tanti altri canali di spesa. 

L’Italia - emerge ancora dalla relazione - si trova ultima per le percentuali di assorbimento dei fondi europei alle spalle di Croazia e Spagna. Il Paese più capace di spendere i fondi strutturali è invece la Finlandia, con un tasso di assorbimento pari al 79 per cento, seguita da Irlanda e Lussemburgo. Percentuali che comunque evidenziano un problema generalizzato dato che anche i migliori della classe non sono riusciti a spendere oltre un quinto dei fondi. 

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In termini assoluti, l’Italia è il secondo Paese per il mancato utilizzo di fondi che le spettano, preceduta dalla sola Polonia che non ha speso 35,6 miliardi di euro che le erano stati assegnati. Mettendo assieme tutto quello che non hanno speso i Paesi Ue su base settennale “restano da assorbire 209 miliardi di euro, pari al 45 per cento del totale di fondi Sie impegnati”, si legge nella relazione. 

“La Corte rileva tuttavia che il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2007-2013 era in genere soggetto alla regola n+2, mentre il Qfp 2014-2020 è soggetto alla regola n+3”, si legge nel documento. Ciò significa che i fondi per ora inutilizzati possono ancora essere spesi entro tre anni dalla fine del periodo di bilancio, cioè entro il 2023. Si tratta dello stesso periodo in cui l’Italia dovrà dimostrarsi all’altezza di impiegare i 191,5 miliardi di euro del Recovery fund. Una sfida alla quale il Belpaese si presenta con performance da incubo.

A esprimere preoccupazioni sulle gestione di questo maxi esborso di fondi Ue è stata la stessa Corte dei conti: “Nei prossimi sette anni, l'Ue spenderà molto di più rispetto al precedente periodo di programmazione - dice il presidente Klaus-Heiner Lehne - I 27 Stati membri hanno concordato un programma di ripresa che sarà finanziato mediante l'emissione di debito pubblico. Questa decisione segna un importante cambiamento nelle finanze dell'Ue. Comporta un'ovvia necessità di controlli efficaci su come vengono spesi i fondi e sul raggiungimento dei risultati attesi".

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