“Fondi Ue per fare riforme”, ecco come funzionerà il meccanismo anti-crisi

Gli Stati a ottobre potranno presentare le loro proposte per la ripresa. Ma l'ok della Commissione sarà necessario per ricevere i soldi, che verranno erogati a rate soggette al raggiungimento degli obiettivi concordati con Bruxelles e la nuova DG REFORM

Il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni. European Union, 2020

I 750 miliardi - 500 in sussidi a fondo perduto e 250 in prestiti - promessi ieri dalla Commissione europea non pioveranno dal cielo. L’esecutivo Ue, la cui proposta è ora al vaglio dei 27 Governi, intende infatti fare leva su queste risorse per “sostenere le riforme e gli investimenti a più lungo termine, in particolare nelle tecnologie verdi e digitali, con un impatto duraturo sulla produttività e sulla resilienza dell'economia dell’Unione”. È quanto si legge in nuovo documento adottato oggi da Palazzo Berlaymont, presentato alla stampa dal commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. 

Fondi per chi ascolta i consigli

“Voglio essere molto chiaro - ha detto ai giornalisti - non si tratta di condizionalità e intrusioni da parte di Bruxelles”. L’ex premier afferma che saranno invece gli Stati membri “a formulare le priorità in un progetto di risanamento e resilienza, tenendo conto dei risultati del semestre europeo”, ovvero delle raccomandazioni fatte ogni anno dalla Commissione europea. Tali ‘consigli’ spesso e volentieri vengono disattesi e rispediti al mittente, “ma l’Italia non è stato l’unico Paese a non averli rispettati”, precisa il politico del Pd in conferenza stampa. 

Soldi a rate collegati agli obiettivi 

L’esecutivo europeo vuole quindi prendere la palla al balzo per collegare i finanziamenti per la ripresa dalla crisi alle sue raccomandazioni ai Paesi membri, assegnando a questi l’onere e il diritto di fare proposte per ricevere sussidi o prestiti. Ma il via libera arriverà comunque da Bruxelles, che esaminerà i progetti di riforme senza garantire il disco verde a tuttii progetti di ripresa. “L'erogazione del contributo finanziario - si legge tra i documenti diffusi oggi - seguirà il completamento degli obiettivi concordati con lo Stato membro interessato”. Il che significa, spiega il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, che “gli Stati dovranno proporre dei target”, la cui conformità con le raccomandazioni Ue verrà verificata all’inizio del programma. Raggiungere i target, o obiettivi, sarà essenziale per lo Stato che chiede risorse all’Ue per ricevere le successive tranche di finanziamenti. L’approvazione del singolo piano di ripresa non comporterà quindi l’erogazione dell’intera somma richiesta dal Paese membro. 

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Il nuovo dipartimento Riforme della Commissione

I Governi nazionali, secondo lo schema approvato dalla Commissione, potranno presentare i piani di ripresa ad aprile o ad ottobre. Incalzato dai giornalisti sulla capacità dell’esecutivo comunitario di esaminare in continuazione progetti di riforma e raggiungimento degli obiettivi stabiliti, Dombrovskis ha rassicurato: “Recentemente abbiamo creato la DG REFORM che si occupa degli obiettivi strutturali degli Stati membri”. Un dipartimento di funzionari Ue che si aggiunge ai tanti che già si occupano delle raccomandazioni ai Paesi.

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