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Venerdì, 27 Maggio 2022
Innovazione

Basta dipendere dall'Asia, l'Ue vuole quadruplicare la produzione di microchip

Europa indietro nella produzione di questi componenti fondamentali per smartphone e automobili. Bruxelles sta mettendo a punto un piano per aumentare l'indipendenza del nostro mercato

L'Europa vuole recuperare i ritardi accumulati rispetto al resto del mondo, principalmente l'Asia, per quanto riguarda la produzione di semiconduttori. Ormai microchip sono fondamentali per a produzione non solo di smartphone ma anche di veicoli e apparecchi medici, e non a caso le gravi carenze degli ultimi mesi hanno portato addirittura a un blocco della produzione automobilistica in tutto il pianeta. Bruxelles presenterà l'otto febbraio una nuova legislazione per promuovere lo sviluppo del settore, con l'obiettivo di quadruplicare la produzione entro il 2030 puntando a mobilitare finanziamenti paragonabili ai 52 miliardi di dollari proposti nella legislazione statunitense.

Lo ha affermato il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, che ha assicurato che l'European Chips Act, questo il nome dell'intervento, rafforzerà la posizione dell'Ue nell'industria globale dei semiconduttori, attraverso finanziamenti e altri sostegni per la ricerca e gli investimenti. Le società e gli istituti dell'Ue sono leader nella ricerca sui microchip e nelle macchine specializzate per la produzione di semiconduttori, ma sono in ritardo rispetto alle aziende asiatiche e statunitensi per quel che riguarda la produzione e commercializzazione della maggior parte delle categorie di chip. Il nuovo sforzo mira a colmare tale divario e aumentare l'autosufficienza dell'Ue nei semiconduttori, che sono vitali in quasi tutti i campi della tecnologia e dell'industria.

La Cina con con Smic e Huawei, Taiwan con Tsmc e la Corea del Sud con Samsung rappresentano in tutto poco meno del 60% della produzione globale. L'Ue invece oggi produce circa il 10% dei chip mondiali, e mira ad arrivare al 20 in un decennio. Tenendo conto che questo mercato dovrebbe raddoppiare in questo periodo, la produzione di microchip nel Vecchio Continente dovrebbe moltiplicarsi per quattro per raggiungere tale obiettivo, ha spiegato Breton, che lo ritiene possibile e necessario. Il commissario ha affermato che il Chips Act non renderà l'Europa autosufficiente o leader in ogni area dell'utilizzo di semiconduttori, ma le darà una leva migliore nei negoziati con altri grandi attori.

"L'Europa ha carte estremamente buone", ha affermato Breton, spiegando che anche se l'Unione è "estremamente ben posizionata nella catena di approvvigionamento" per i semiconduttori, è meno competitiva sui prodotti finiti. "Nella nuova geopolitica delle catene di approvvigionamento, è importante avere il giusto equilibrio di potere", ha affermato, aggiungendo che dipendere da altre regioni del mondo "non è compatibile con la resilienza e l'indipendenza dell'Europa, in particolare con la nuova geopolitica delle filiere". ?Non possiamo permetterci di dipendere da Paesi terzi in aree strategiche?, ha affermato ricordando cosa è successo durante la pandemia con mascherine o vaccini.

Le maggiori società di semiconduttori europee includono l'olandese Asml Holding, che costruisce macchine per la produzione di chip, nonché la tedesca Infineon Technologies e l'olandese Nxp Semiconductors. "Il nostro livello di investimento sarà commisurato a quello degli Stati Uniti", ha affermato il commissario spiegando che i finanziamenti proverranno probabilmente da una varietà di fondi dell'Ue, nazionali e regionali. La Cina nel 2019 ha istituito un fondo da 29 miliardi di dollari sostenuto dal governo per rafforzare l'industria nazionale di chip e l'anno scorso ha annunciato piani per accelerare lo sviluppo di tecnologie avanzate.

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