Sabato, 16 Ottobre 2021
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L’Europa è la capitale mondiale delle criptovalute. Ma la Bce lavora alla sua moneta digitale

La ripresa economica a suon di investimenti pubblici fa volare le transazioni nel Vecchio continente. Mentre la Cina vara un stretta

L’Europa è diventata il “polo cripto” più grande al mondo. Le criptovalute, monete digitali che alcuni definiscono “anarchiche” (cioè prive di un’autorità centrale di controllo), hanno visto un’impennata durante la pandemia e sono diventate oggetto di grande interesse anche per le istituzioni pubbliche. La crescita vertiginosa delle criptovalute nel continente europeo si registra nello stesso momento in cui le monete virtuali vengono bandite dalla Cina – e non è una coincidenza. Quanto all’Eurozona, la Banca centrale europea ha ribadito la sua posizione: le cripto non sono valute.

Le balene europee

Stando ad uno studio recentemente pubblicato dalla società di analisi di dati Chainalysis, i Paesi europei sono oggi la più grande “economia di criptovalute” del mondo, rappresentando circa un quarto dell’intera attività globale di scambio di monete digitali. Nell’arco dell’ultimo anno, la regione europea ha ricevuto transazioni di criptovalute per un valore pari a oltre 860 miliardi di euro.

A trainare l’aumento delle attività sono state le grandi transazioni (superiori agli 8 milioni e mezzo di euro) effettuate da investitori istituzionali, chiamati anche “balene” per la magnitudine delle loro attività. La crescita è stata sorprendente: da 1,2 miliardi di euro nel luglio dell’anno scorso, le transazioni legate alle imponenti misure pubbliche per la ripresa post pandemica hanno raggiunto la cifra di quasi 40 miliardi a giugno 2021.

Il risultato è che il Vecchio continente è diventato il nuovo hub internazionale per le criptovalute, tanto da rappresentare il primo partner nello scambio di monete digitali per tutte le altre aree del mondo, Nord America in testa. In termini assoluti, i Paesi che hanno ricevuto più transazioni in criptovalute sono rispettivamente il Regno Unito, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi. L’Italia si classifica al settimo posto.

Cina

L’Europa ha potuto conquistare questo primato anche grazie al parallelo crollo delle transazioni virtuali in Cina, che fino all’anno scorso aveva mantenuto l’area dell’Asia orientale sul gradino più alto del podio. Già da qualche anno Pechino sta inasprendo le misure restrittive contro chi fa mining (ovvero “estrae” le criptovalute tramite un complesso processo informatico), mentre è di questi giorni l’annuncio della banca centrale cinese di aver bandito tutte le transazioni di criptovalute nel Paese.

Fino ad ora, la Cina rimane di gran lunga il luogo dove si concentra la maggior parte delle attività di mining a livello globale: lo scorso aprile il dato si attestava al 65%, seppur in discesa rispetto al 75% dell’anno precedente. Al di là delle motivazioni ufficiali, che riguardano la riduzione delle emissioni di Co2 (prodotte per esempio dai server necessari a sostenere il mining), ma anche i rischi finanziari legati alle criptovalute e l'intenzione di dare spazio ai progetti di uno “yuan digitale”, non è ancora del tutto chiaro quale sia il vero motivo dietro alla crociata del Partito comunista contro le criptovalute. 

Il punto della Bce

Come in Cina, anche la Banca centrale europea (Bce) diffida delle criptovalute: “Non sono valute, punto e basta”, ha dichiarato recentemente la governatrice Christine Lagarde, aggiungendo che queste sono “altamente speculative, sospette occasionalmente e ad alta intensità in termini di risorse di consumo energetico”. In uno studio pubblicato precedentemente, la Bce aveva sostenuto che l’assenza di un’istituzione centrale che controlli e protegga le criptovalute “ostacola il loro utilizzo come forma di denaro: la forte volatilità previene infatti l’uso come riserva di valore, scoraggia l’impiego come strumento di pagamento, e rende difficile l’utilizzo come unità di conto”.

Di contro, Lagarde ha usato parole più accomodanti nei confronti delle stablecoin, un’altra tipologia di moneta virtuale che potrebbe, secondo il numero uno della Bce, fornire maggiori garanzie rispetto alle criptovalute. Ma la vera scommessa del decennio pare essere quella del cosiddetto “euro digitale”, una moneta elettronica emessa dalla banca centrale, che nelle intenzioni dovrebbe affiancare le monete e le banconote nei portafogli degli europei.

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