Caso Embraco, la proposta di Calenda a Bruxelles: un aiuto di Stato “italiano” per fermare quelli “slovacchi”

Mentre proseguono le proteste degli operai licenziati dalla Whirlpool, il ministro vede la commissaria alla Concorrenza Vestager. Il governo chiede una indagine europea sui presunti trattamenti di favore della Slovacchia alle multinazionali. E al contempo, vuole l'ok a un fondo pubblico per far fronte alle delocalizzazioni

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

I casi Embraco e Honeywell si sono trasformati in una sorta di guerra europea sugli aiuti di Stato. E non è solo la guerra dichiarata dall'Italia alla Slovacchia contro i presunti favori (con denaro pubblico) da parte del governo di Bratislava nei confronti delle multinazionali. Ma è anche la battaglia del nostro governo per ottenere da Bruxelles il via libera a un fondo italiano contro le delocalizzazioni. Un fondo, per usare le parole del ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, “che agisca con una intensità di aiuto superiore a quella normalmente concessa per un normale aiuto di Stato".

Non è chiaro come debba funzionare questo fondo: Calenda assicura di averne parlato con la commissaria Ue alla Concorrenza Margarethe Vestager, ma non ci sono, per il momento, reazioni Ue in merito. Di sicuro, stando alle dichiarazioni del ministro, la sfida è controbilanciare una situazione in cui i paesi membri dell'Est continuano ad attrarre pezzi di tessuto imprenditoriale dagli Stati Ue più sviluppati come l'Italia, grazie a politiche fiscali più favorevoli e a costi energetici più bassi “per via dell'uso maggiore di centrali a carbone”, sottolinea Calenda. 

Gli aiuti di Stato slovacchi 

Il primo punto della battaglia italiana a Bruxelles riguarda il sospetto che la Slovacchia usi i fondi europei come aiuti di Stato per ridurre il carico fiscale e “rubare” cosi' aziende ad altri paesi Ue, nello specifico per noi Embraco e Honeywell. “Nell'Ue c'è un caso evidente di una costruzione che non funziona perchè se bisogna competere con paesi che hanno costi del lavoro e spesso dell'energia molto bassi perchè usano massicciamente il carbone, e per di più usano i fondi strutturali europei" si crea una situazione di chiaro svantaggio per i paesi più sviluppati, attacca Calenda.

Con l'uso dei fondi strutturali Ue "si liberano risorse di bilancio per avere una tassazione che nessun paese sviluppato può avere: questo è il problema perché una cosa è competere con Francia e Germania, con la Spagna che hanno livelli di tassazione diversi ma tale diversità non dipende dallo stadio di sviluppo bensì da politiche fiscali più o meno efficienti. Un'altra cosa è combattere contro chi ha necessariamente una struttura di costi molto più bassi, ha la possibilità di avere un fisco fondamentalmente molto più basso (favorevole per le imprese che investono - ndr). Questo va rettificato in qualche misura”.

Il fondo antiglobalizzazione

L'altro fronte aperto dall'Italia con Bruxelles riguarda il fondo nazionale contro le delocalizzazioni. A livello Ue, esiste già il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che in dieci anni ha erogato all'Italia oltre 60 milioni di euro per i circa 13mila lavoratori rimasti senza lavoro per via di delocalizzazioni e crisi varie. Adesso, il governo vuole istituire un proprio fondo, “che, in caso di delocalizzazioni produttive verso i paesi dell'Est, gestisca la transizione industriale con un'intensità superiore a quella della normale normativa sugli aiuti di Stato”, ha spiegato Calenda.

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In sostanza, se da un lato si attaccano i presunti aiuti di Stato della Slovacchia, dall'altro si chiede a Bruxelles di concedere all'Italia una deroga alla stessa normativa antitrust. Cosa ne pensa la Commissione Ue? “Abbiamo inviato la nostra proposta, ora attendiamo la risposta di Bruxelles”, ha aggiunto il ministro. 

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