Il caso Embraco apre la “guerra” dell'Italia all'Est Europa

Il ministro Calenda ha chiesto a Bruxelles di intervenire sulle politiche fiscali della Slovacchia, che starebbero spingendo sempre più imprese italiane a delocalizzare nel paese dell'ex blocco sovietico. "Fa dumping per attrarre la nostra manifattura, inaccettabile"

Corteo dei lavoratori della "Embraco" gruppo Whirlpool contro 537 licenziamenti annunciati dall'azienda sfila per le vie del centro città, Torino, 29 Gennaio 2018 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Per anni, le aziende italiane hanno delocalizzato nei paesi Ue dell'Est, sfruttando le opportunità del mercato unico. Ma adesso che a compiere lo stesso tragicco sono multinazionali come Whirlpool, che ha deciso di licenziare circa 500 lavoratori della controllata Embraco da Riva di Chieri, in Piemonte, per spostare la produzione in Slovacchia, ecco che il governo punta il dito contro il dumping interno all'Unione europea.   

C'è un rapporto "squilibrato tra i paesi dell'Est Europa e paesi dell'Europa occidentale”, ha detto senza troppi giri di parole il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda. “Non è possibile – prosegue - che paesi che beneficiano di tantissimi supporti dal punto di vista dei fondi Ue, non si riconoscano in nessuna delle responsabilità che l'Europa impone e che facciano una politica chiarissima di dumping fiscale e sociale per attrarre manifattura dai nostri paesi”. 

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Il caso dell'Embraco non è isolato. C'è anche la vertenza Honeywell, che anche in questo caso delocalizza verso la Slovacchia Per questo, il ministro ha preso carta e penna e a ha scritto alla commissaria Ue alla Concorrenza, Margarethe Vestager, affinché ci sia "una verifica puntuale delle politiche di attrazione degli investimenti" da parte di quel Paese. Nello specifico, Calenda chiede a Bruxelles di monitorare "le politiche fiscali e di incentivi diretti" del governo slovacco per "accertarsi" che rispettino le regole Ue sugli aiuti di Stato. 

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