Mercoledì, 4 Agosto 2021
Lavoro

Le donne pagate meno degli uomini saranno risarcite (ma dopo il Covid)

La Commissione ha presentato un piano per raggiungere la parità retributiva di genere nell'Unione europea che comprende anche delle compensanzioni per chi ha subito discriminazioni in passato

Il diritto alla parità di retribuzione tra lavoratori di sesso femminile e maschile è un principio fondante dell'Unione europea sin dal trattato di Roma del 1957. Nonostante l’esistenza di un quadro giuridico a tutela di questo diritto, è troppo spesso disatteso. Secondo i più recenti dati Eurostat, il divario retributivo di genere nell’Ue rimane pari al 14,1 per cento.

Diritto al risarcimento

Ma presto le donne europee potrebbero non solo ottenere lo stesso stipendio degli uomini, ma anche compensazioni per le differenze non corrisposte nel passato. La Commissione europea ha presentato una proposta sulla trasparenza salariale per garantire che donne e uomini nell’Ue ricevano la stessa retribuzione per uno stesso lavoro. Tra le cose che vengono stabilite c'è che i lavoratori che hanno subito discriminazioni retributive di genere dovranno poter ottenere un risarcimento, compreso il recupero integrale della retribuzione arretrata e dei relativi premi o pagamenti in natura. L'onere della prova viene messo carico del datore di lavoro a cui spetterà di provare in caso di denuncia, che non vi è stata discriminazione in materia di retribuzione. "Lo stesso lavoro merita la stessa retribuzione, e per la parità di retribuzione è necessaria la trasparenza. Le donne devono sapere se i loro datori di lavoro le trattano in modo equo. In caso contrario, devono potersi opporre e ottenere ciò che meritano", ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

La proposta

Secondo la Commissione, la nuova proposta è stata “attentamente ponderata e tiene conto dell'attuale difficile situazione dei datori di lavoro, in particolare nel settore privato” a causa della crisi del coronavirus, e per questo viene concessa una certa flessibilità per questo periodo. Bruxelles ha spiegato che per assicurare un approccio proporzionato le misure sono concepite in modo da ridurre al minimo i costi per i datori di lavoro. Il testo prevede per le piccole e medie imprese l’esenzione dall'obbligo di rendicontazione delle retribuzioni e dalla valutazione congiunta delle retribuzioni. Inoltre, la proposta prevede la possibilità che gli Stati membri utilizzino le risorse disponibili per la comunicazione dei dati al posto dei datori di lavoro. Verranno anche rafforzati gli strumenti a disposizione dei lavoratori per migliorare il loro diritto di accesso alla giustizia. Gli organismi per la parità e i rappresentanti dei lavoratori saranno autorizzati ad agire a nome dei lavoratori che subiscono discriminazioni retributive e sarà possibile presentare ricorsi collettivi. Le vittime di discriminazione saranno pienamente risarcite e sono previsti mezzi di ricorso atti ad affrontare la discriminazione strutturale o i pregiudizi all'interno delle organizzazioni. La proposta si applica a tutti i lavoratori, compresi i lavoratori a tempo parziale, i lavoratori a tempo determinato o le persone che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro con un'agenzia interinale.

L’impegno delle imprese

La proposta avvierà azioni volte ad affrontare la sottovalutazione sistematica del lavoro delle donne a livello dei datori di lavoro. Le imprese che danno occupazione a più di 250 dipendenti saranno tenute a riferire in merito ai divari retributivi tra le lavoratrici e i lavoratori nella loro organizzazione e qualora tale relazione evidenziasse un elevato rischio di disparità retributiva ingiustificata, i datori di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori dovranno adottare congiuntamente misure correttive. I costi annuali della rendicontazione salariale sono stimati tra 379 e 890 euro (per le imprese con più di 250 dipendenti). Al fine di definire cosa si intenda per "lavoro di pari valore", i posti di lavoro dovrebbero essere confrontati alla luce di criteri oggettivi e neutri dal punto di vista del genere, quali l'istruzione, i requisiti professionali e di formazione, le competenze, l'impegno e le responsabilità, il lavoro svolto e la natura delle mansioni da svolgere. La proposta non impedisce ai datori di lavoro di pagare in modo diverso i lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, purché tali differenze siano basate su criteri oggettivi, neutri dal punto di vista del genere e senza pregiudizi (ad esempio prestazioni e competenze).

Le prossime tappe

La proposta della Commissione dovrà passare al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio. Una volta adottata, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la direttiva nel diritto nazionale e comunicare i testi pertinenti alla Commissione, che tra l’altro effettuerà una valutazione della direttiva proposta dopo otto anni.

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